
15 Ottobre 2026
Cosa succede quando Scampia cambia forma? Con le prime 97 nuove case del progetto ReStart Scampia, il quartiere cambia volto e ripensa il proprio futuro
Per più di cinquant’anni l’immagine di Scampia è stata legata a una forma precisa. Due grandi corpi inclinati, ballatoi sospesi, cemento e un vuoto centrale che rende le Vele riconoscibili praticamente al primo sguardo. Ora, a pochi metri da quello che resta del progetto di Francesco “Franz” Di Salvo, stanno comparendo edifici completamente diversi. Il 2 ottobre sono state presentate le prime tre palazzine completate di ReStart Scampia, 97 nuovi alloggi che dovrebbero essere consegnati alle famiglie tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.
ReStart Scampia: come sono le 97 nuove case costruite vicino alle Vele
Basta guardarle per capire quanto sia cambiata l’idea di casa. Gli edifici A1, A2 e A3, progettati da Settanta7 insieme a Studio Perillo e Studio Valle Progettazioni, hanno facciate di colori differenti, doppia esposizione, grandi finestre e terrazzi che in alcuni casi arrivano a quattro metri per quattro. Gli appartamenti seguono cinque tipologie diverse, tra circa 50 e 140 metri quadrati, mentre ai piani terra sono previsti spazi commerciali e attività per il quartiere. Ci sono impianti fotovoltaici e facciate ventilate, ma la differenza più immediata è quasi visiva. Lo stesso studio Settanta7 spiega di aver lavorato sulla diversità tra gli edifici, evitando che facciate e balconi si ripetessero sempre nello stesso modo.
È facile, guardando queste immagini, raccontare tutto come la sostituzione di un modello sbagliato con uno migliore. La storia delle Vele è però molto meno semplice. La loro forma non nasceva dalla volontà di isolare le persone, ma quasi dall’opposto, cioè dal tentativo di usare l’architettura per costruire comunità. Nel progetto erano previsti spazi e attrezzature collettive che però non vennero realizzati come immaginato, mentre durante la costruzione furono introdotte modifiche rispetto alle intenzioni iniziali. A questo si aggiunsero la mancanza di infrastrutture e servizi, la crisi abitativa esplosa dopo il terremoto del 1980 e condizioni sociali ed economiche che un edificio, da solo, difficilmente avrebbe potuto controllare.
Dalle Vele di Scampia alle nuove palazzine: come cambia il quartiere
@gaetanomanfredi.official A Scampia avevamo preso un impegno: superare definitivamente le Vele e restituire dignità, case e futuro a questo quartiere. Quell’impegno sta diventando realtà. Dove per troppo tempo c’è stato un simbolo di sofferenza, stanno nascendo nuove case. I primi appartamenti sono pronti e saranno consegnati tra la fine dell’anno e l’inizio del 2027. Il programma proseguirà con oltre 500 alloggi, scuole, servizi, verde pubblico e la riqualificazione della Vela Celeste. È uno dei risultati a cui teniamo di più, perché racconta una Napoli che non si limita più ad annunciare: programma, realizza, mantiene gli impegni. Scampia, grazie a questi progetti e con il forte impegno dei suoi abitanti, sta cambiando davvero. E con lei cambia anche l’immagine di Napoli nel mondo. #viral #fyp #scampia audio originale - Gaetano Manfredi
La distanza tra le vecchie Vele e le nuove palazzine racconta quindi qualcosa di più grande del semplice cambiamento estetico. ReStart Scampia lavora praticamente nella direzione opposta. Gli edifici diventano più piccoli e riconoscibili, gli appartamenti più differenziati e il quartiere viene progettato come un insieme di case, verde, servizi e spazi pubblici invece che come un unico grande gesto architettonico. Il piano complessivo prevede nuovi spazi verdi, orti e frutteti sociali, un complesso scolastico, un centro civico e servizi di quartiere, mentre la Vela Celeste resterà in piedi e verrà riqualificata per funzioni non abitative. L’idea è quindi lasciare una traccia fisica di ciò che Scampia è stata senza chiedere più a quell’edificio di svolgere la funzione residenziale per cui era nato.
Anche il modo in cui si è arrivati fin qui conta. ReStart Scampia nasce da un percorso che ha coinvolto per anni Comune, Comitato Vele e abitanti, attraverso assemblee pubbliche, agorà e confronti sul futuro del quartiere. Tra il 2018 e il 2021 questo processo aveva già portato alla demolizione della Vela Verde e all’assegnazione di circa 800 alloggi popolari. È un passaggio importante perché sposta almeno in parte il progetto da una logica in cui qualcuno immagina dall’alto come dovrebbe vivere una comunità a una in cui quella comunità entra direttamente nella trasformazione del luogo che abita.
Le prime 97 case sono quindi soltanto l’inizio di un cambiamento molto più grande. Il programma aggiornato parla di oltre 500 nuovi alloggi, come riportato da La Repubblica, mentre nei prossimi anni dovranno prendere forma anche tutti gli spazi che permettono a un insieme di edifici di diventare davvero un quartiere. È proprio lì che si giocherà la parte più difficile. Costruire appartamenti luminosi e terrazzi più grandi è concreto e misurabile, mentre far funzionare nel tempo scuole, verde, commercio, trasporti, manutenzione e luoghi di incontro lo è molto meno.
Il futuro delle Vele di Scampia e della rigenerazione urbana a Napoli
Forse è anche questo che rende oggi Scampia un caso così interessante per l’architettura italiana. Nello stesso pezzo di città stanno convivendo due idee molto diverse di come progettare l’abitare collettivo. Una nasceva dalla fiducia modernista nella possibilità che una forma architettonica radicale potesse aiutare a costruire un nuovo modo di vivere insieme. L’altra prova a distribuire quella stessa complessità tra edifici più piccoli, servizi, verde, spazi pubblici e partecipazione.
Non serve trasformare le Vele in un errore per capire perché oggi si stia costruendo in maniera diversa. Anzi, forse la loro storia dice esattamente il contrario. Un edificio può essere fortissimo, innovativo e perfino diventare un simbolo dell’architettura italiana, ma la vita che succede intorno dipende da molte più cose del cemento. Scampia sta cambiando forma. La vera domanda sarà capire cosa succederà quando quelle nuove forme inizieranno finalmente a essere abitate.









