Ci sono opere di Gio Ponti che non si vedevano da oltre vent'anni Un prototipo della Superleggera, mobili con Fornasetti e tre anni di ricerche per riscoprire il lato meno conosciuto del designer italiano

Ci sono opere di Gio Ponti che non si vedevano da oltre vent'anni Un prototipo della Superleggera, mobili con Fornasetti e tre anni di ricerche per riscoprire il lato meno conosciuto del designer italiano

Ci sono opere di Gio Ponti che il pubblico non vedeva da oltre vent'anni. Non erano andate perdute, ma erano rimaste custodite in collezioni private tra Europa e Stati Uniti, alcune per generazioni. Adesso sono riapparse a New York con Gio Ponti: Designing Optimism, una mostra che riunisce oltre 80 opere realizzate tra la fine degli anni Venti e la metà degli anni Settanta. Tra mobili, lampade, ceramiche e disegni, compare anche un prototipo della celebre Superleggera risalente al 1950, con una struttura in legno lavorato e dettagli in ottone troppo complessi per la produzione in serie. La versione che conosciamo oggi sarebbe arrivata nel 1957, grazie a Cassina.

Gio Ponti non si fermava alla Superleggera

In mostra ci sono anche un mobile del 1946 decorato con motivi a zigzag e un trumeau realizzato con Piero Fornasetti nel 1950, con decorazioni che riproducono vedute di Venezia. Per recuperare queste opere, il gallerista Paul Donzella e lo storico del design Brian Kish hanno lavorato per oltre tre anni, passando tra aste, collezionisti e contatti privati. E non si tratta di una retrospettiva tradizionale: Designing Optimism è anche una mostra-mercato, dove le opere esposte possono essere acquistate.

Dai mobili ai grattacieli

Ponti passava dai mobili accessibili pensati per le case degli italiani del dopoguerra agli arredi sperimentali per alberghi di lusso. Mescolava materiali economici e legni pregiati, accostando Formica e radica di noce oppure intrecci di bambù e legni africani. Nel corso della sua carriera ha continuato a cambiare linguaggio, passando dagli oggetti quotidiani alle grandi architetture, senza rinunciare a colori e decorazioni. Nel frattempo dirigeva anche Domus, la rivista che aveva fondato nel 1928. Oggi il suo nome viene associato soprattutto a pochi progetti diventati icone, dalla Superleggera al Grattacielo Pirelli.

Ma in mezzo ci sono decenni di esperimenti, prototipi mai entrati in produzione e collaborazioni rimaste lontane dai racconti più conosciuti sul design italiano. Alcuni oggetti non venivano esposti da così tanto tempo da essere quasi scomparsi dalla memoria collettiva. Ora una parte di questa produzione è riunita al Donzella Project Space di New York, dove la mostra resterà aperta fino al 22 dicembre 2026.

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