La cena è servita a casa di sconosciuti, ecco gli "home restaurants" A metà tra un ristorante e una cena a casa di amici, la nuova frontiera dell'hospitality

La cena è servita a casa di sconosciuti, ecco gli home restaurants A metà tra un ristorante e una cena a casa di amici, la nuova frontiera dell'hospitality

Era il 2020 quando venivamo gentilmente esortati a rimanere segregati in casa e in un momento di bisogno, ci siamo adattati e reinventati. In qualche mese abbiamo ricoperto i ruoli più svariati: dal giardiniere all'idraulico, dal parrucchiere al pittore, ma soprattutto il cuoco. Tutti ci ricordiamo gli scaffali dell'Esselunga di zona presi d'assalto: lieviti, uova e farine, tutti diventati il bene più prezioso per impiegare tutto quel tempo che nessuno di noi ricordava di avere mai avuto prima di allora.

Ormai sono passati quasi ben 7 anni e le abitudini sono cambiate, ma quello che è rimasto è stato l'apprezzamento per ospitare cenette home-made from scratch. Uno studio pubblicato nel 2021 sulla rivista scientifica Food Quality and Preference, condotto su 3.060 italiani durante il primo lockdown, ha rilevato che il 51% degli intervistati apprezzava maggiormente i pasti consumati in casa rispetto a prima della pandemia. Un cambiamento che restituisce il valore ritrovato del mangiare in un ambiente più intimo, ma che, paradossalmente, concede più libertà di azione. Con la riscoperta dell'ambiente casalingo, si è sentito parlare sempre più dei cosiddetti home restaurants. Ma, di cosa si tratta?

Quando il ristorante più esclusivo è l'appartamento

Quando uscire a cena costa troppo e aprire una propria attività diventa un paradigma complesso, ecco gli home restaurant, dove puoi servire una cena degna di un bistrot direttamente tra le quattro mura del tuo salotto. Nati dalla tradizione cubana delle casas particulares nel lontano 1997, si sono presto fatti  strada negli Stati Uniti, per poi attraversare l'Atlantico e conquistare l'Inghilterra. Sono arrivati fin qui da noi, naturale estensione dei social table e dei cuochi a domicilio, e funzionano. La forte popolarità è dovuta al loro carattere ibrido: promettono l'esclusività di un ristorante con un solo tavolo, ma l'informalità e l'accoglienza dell'ambiente domestico.

Dopo la pandemia, gli home restaurant sembrano vivere una seconda stagione. Secondo i dati riportati da Gambero Rosso, nel primo semestre del 2025 la piattaforma italiana Home Restaurant Hotel ha registrato una crescita degli utenti del 113%. Un segnale significativo dell'interesse verso questa formula, che si inserisce in un panorama in evoluzione: nel gennaio 2026, un disegno di legge presentato al Senato stimava oltre 10.000 home restaurant attivi in Italia. Non esiste ancora, tuttavia, un censimento nazionale che permetta di misurare con precisione quanto il settore sia cresciuto dalla fine delle restrizioni pandemiche.

Mollo tutto e apro un home restaurant

Se fino a qualche tempo fa, quando la quotidianità diventava insostenibile, si sognava di scappare su qualche isola, oggi sono sempre di più gli specialisti del settore dell'hospitality che scelgono di cambiare direzione e fare un tentativo nella ristorazione casalinga. È il caso di Dimitri Grassi con il suo Capetoste che sperimenta con le sue cene clandestine nell'Irpinia: la sua terra, gentile e durissima. Oggi propone due appuntamenti mensili per un massimo di otto persone, mentre il suo progetto cresce e acquista popolarità. 

A Santioco, in Sardegna, in una tipica casa campidanese che risale al XIX secolo, nasce Da Zia Pinuccia: il progetto di home restaurant di Stefano Pintus e Manuela, dove otto fortunati alla volta potranno assaggiare le ricette della tradizione culinaria sarda, con ingredienti a km 0, ma soprattutto all'interno di un ambiente che ricorda le confortevoli case (o casali) delle vecchie zie.  Gli home restaurants spopolano anche tra cascine ed esperienze più esclusive, come succede in Piemonte, al Rantan, a casa di Francesco Scarrone e Carol Choi, che, dopo essersi conosciuti in Danimarca, trasformano le loro influenze internazionali in un'azienda agricola montana di quattordici posti a sedere. 

La nuova frontiera della Gen Z

Non a caso, l'attrazione per gli home restaurant passa anche per la Gen Z – rinomata per essere la generazione che non esce, non beve, non si diverte e tutti i luoghi comuni possibili e immaginabili. Che l'attitudine al domestico provenga da un clima economico incerto o da una sincera preferenza nel riunirsi in un ambiente più intimo, non ci è dato saperlo. Quello che sappiamo, però, è che non serve essere chef per fare un tentativo nella nuova frontiera della ristorazione. 

Social Music Dinner è un progetto di quattro giovani ragazzi, Tommaso, Pepe, Federico e Niccolò, che reinventa il concetto di home restaurant in chiave moderna. Pensato per i giovani, unisce lo show cooking a dj set sempre nuovi. La loro proposta concilia l'idea del ritrovarsi in case private con quella dell'uscire effettivamente da internet e fare nuove conoscenze; ogni cena ospita infatti 30 sconosciuti e viene servita in piedi. 

Michelle Stephanie Coran, con il suo format MessyTable a Lugano, apre le porte di casa sua, otto posti, una passione per la cucina e cene a tema sempre diverse. Persino Roberta Branchini, parte de il gruppo Il Pagante, per un periodo percorse la strada degli home restaurant, occupandosi di organizzare cene a casa, in diverse città italiane, con il fine di far incontrare persone nuove e, anche se a cucinare non era lei, il progetto riscosse molto successo tra i giovanissimi. Quindi la domanda non è più: «Prenotiamo il ristorante?», ma «Sta sera, facciamo da me?».

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