Serve Sfera Ebbasta per portare i giovani nei musei? Il rap può diventare un modo per avvicinare nuove generazioni all'arte

Serve Sfera Ebbasta per portare i giovani nei musei? Il rap può diventare un modo per avvicinare nuove generazioni all'arte

Sfera Ebbasta è entrato al Cenacolo Vinciano di Milano per girare il videoclip di Lontano, accompagnato dal figlio Gabriel, davanti all'Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Ma la collaborazione con il museo non si è fermata alle riprese. Il rapper ha contribuito a organizzare tre aperture straordinarie, il 5, 8 e 13 novembre, dedicate a studenti, ragazzi coinvolti in progetti di inclusione sociale e piccoli pazienti dell'Ospedale Niguarda. Un'iniziativa che porta la musica rap dentro uno dei luoghi più importanti della storia dell'arte, offrendo ai più giovani un'occasione per conoscerlo da vicino.

Il primo appuntamento ha coinvolto una trentina di studenti dell'Istituto comprensivo Piazza Costa “Morandi” di Cinisello Balsamo, la stessa scuola frequentata da Sfera durante l'adolescenza. Tra selfie, autografi e il racconto dell'opera da parte di Angelo Crespi, direttore della Grande Brera, i ragazzi hanno potuto incontrare il rapper e osservare uno dei dipinti più conosciuti al mondo. Le prossime visite coinvolgeranno invece i gruppi sostenuti dall'associazione I Bambini delle Fate e i pazienti del reparto di Pediatria del Niguarda. Per molti ragazzi, incontrare un artista che seguono attraverso la musica può diventare anche un'occasione per scoprire qualcosa che fino a quel momento avevano visto soltanto sui libri o attraverso uno schermo.

I giovani sono davvero così lontani dall'arte?

Quando si parla di nuove generazioni, si tende spesso a raccontare una progressiva perdita di interesse per la cultura. Eppure, i numeri restituiscono un'immagine diversa. Secondo il Rapporto Federculture 2025, i giovani tra i 6 e i 24 anni registrano livelli di partecipazione culturale mediamente superiori di circa dieci punti percentuali rispetto alla popolazione generale. Restano però differenze importanti nell'accesso, soprattutto tra Nord e Sud Italia, dove la frequentazione di musei e mostre presenta divari che arrivano a circa 15 punti percentuali.

L'interesse per l'arte, quindi, non sembra essere scomparso. Semmai è cambiato il modo in cui la si incontra. Oggi un'opera può diventare lo sfondo di un videoclip, circolare sui social o essere reinterpretata attraverso l'illustrazione digitale, l'animazione e altri linguaggi creativi. Riconoscere un'opera, però, non significa necessariamente conoscerne la storia. E tra una fotografia vista su Instagram e una visita al museo possono esserci ostacoli molto concreti, dalla distanza geografica alle possibilità economiche, fino alla mancanza di occasioni per avvicinarsi a determinati ambienti culturali.

Anche il mercato dell'arte racconta una generazione meno distante di quanto si possa pensare. Secondo l'Art Basel and UBS Survey of Global Collecting 2026, i collezionisti della Gen Z intervistati sono quelli che spendono mediamente di più in opere d'arte, superando le generazioni precedenti. Il dato riguarda però 3.100 collezionisti con patrimoni elevati, quindi una parte molto specifica della popolazione giovanile. Dimostra comunque che il rapporto con l'arte può assumere forme diverse, dalla semplice curiosità al collezionismo, senza seguire necessariamente i percorsi tradizionali.

Dal videoclip alla possibilità di conoscere Leonardo

La scelta di girare un videoclip davanti all'Ultima Cena aveva suscitato alcune polemiche, soprattutto sull'utilizzo di un bene culturale per una produzione musicale commerciale. Il confine tra valorizzazione e promozione rimane un tema aperto, ma le visite organizzate insieme al museo aggiungono un elemento concreto alla collaborazione. Dalla visibilità di un videoclip si passa alla possibilità di entrare davvero in un luogo di cultura, accompagnati da qualcuno che i ragazzi conoscono e seguono quotidianamente.

A Sfera va riconosciuto il merito di aver utilizzato la propria popolarità per creare questa opportunità, così come al museo, alle scuole e alle associazioni quello di averla resa possibile. Il rap non deve sostituire l'educazione artistica, ma può essere uno dei modi per avvicinare alla cultura chi non avrebbe mai pensato di entrarci in contatto attraverso i canali tradizionali. E forse le istituzioni culturali possono partire proprio da qui, dai riferimenti che fanno già parte della quotidianità dei più giovani, per costruire occasioni di incontro che vadano oltre una singola visita. Perché scoprire Leonardo attraverso una canzone può essere soltanto l'inizio. Il passo successivo è fare in modo che quella curiosità trovi spazio anche dopo, quando il videoclip finisce e non c'è più nessun artista famoso ad accompagnare la visita.

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