Cosa sarebbe la cultura pop italiana senza i fumetti? Da Diabolik a Dylan Dog, da Valentina a Zerocalcare, le storie che hanno trasformato la nona arte in uno specchio della società italiana

Cosa sarebbe la cultura pop italiana senza i fumetti? Da Diabolik a Dylan Dog, da Valentina a Zerocalcare, le storie che hanno trasformato la nona arte in uno specchio della società italiana

È da poco scomparso Pietro Lusso, sceneggiatore, grafico e illustratore e una delle matite dietro le storie di Lupo Alberto e Cattivik, i personaggi creati da Silver che hanno segnato l’immaginario del fumetto italiano. Nato e morto a Bra, Lusso amava la provincia e diceva di preferirla alla frenesia delle grandi città: «Le cose succedono a Milano e a Roma, ma a Bra io mi trovo bene». Ed è proprio dalla provincia che una parte dell’immaginario fumettistico italiano ha preso forma, arrivando in edicola e nelle case di generazioni di lettori. Per ricordare Lusso e il suo tratto, e per festeggiare la 60ª edizione del Lucca Comics che inizia oggi, ripercorriamo alcuni dei fumetti e dei personaggi che hanno trasformato la nona arte italiana in un pezzo della cultura pop del nostro Paese, arrivando ben oltre i suoi confini. 

Tex Willer: il western all'italiana 

Scritto da Gian Luigi Bonelli e disegnato da Aurelio Galeppini, Tex è uno dei fumetti italiani più longevi. Il primo albo, Il Totem Misterioso, arriva infatti in edicola il 30 settembre 1948. Il contesto è quello dell’Italia del dopoguerra, quando il fumetto americano e il genere western diventano sempre più popolari. Tex trasforma il mito del West in un immaginario italiano, quasi vent’anni prima della Trilogia del dollaro di Sergio Leone.

Persino il suo nome, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sembrerebbe essere un riferimento diretto al Texas, ma sarebbe stato preso dall’insegna di un negozio genovese di tessuti: Tex Moda. All’epoca, i personaggi a fumetti venivano spesso concepiti per avere una data di scadenza: al calare delle vendite, la serie veniva semplicemente sostituita. Tex avrebbe dovuto seguire lo stesso destino. Il successo, però, crebbe progressivamente, fino a trasformare Aquila della Notte in uno dei protagonisti più riconoscibili del fumetto italiano. 

Diabolik, il fumetto del brivido 

Dietro uno dei criminali più celebri della cultura pop italiana ci sono due sorelle della borghesia milanese, Angela e Luciana Giussani. Il 1° novembre 1962 arriva in edicola Il re del terrore, il primo albo di Diabolik, sottotitolato Il fumetto del brivido e venduto a 150 lire. Non solo, a quei tempi la presenza di donne nell’editoria è tutt’altro che scontata, ma il fumetto è ancora considerato da molti una lettura per ragazzi. Mettere al centro un criminale tra furti, omicidi e atmosfere sensuali non è certo una scelta rassicurante per i benpensanti, tanto da portare Diabolik a subire più volte censure e attenzioni da parte della magistratura. 

Rivoluzionaria quanto le sue autrici è Eva Kant, inizialmente personaggio secondario e poi presenza imprescindibile. Elegante, intelligente e spregiudicata quanto Diabolik, non è certo il tipo di donna che aspetta a casa il ritorno del fidanzato. Insieme, i due formano una coppia criminale in cui nessuno fa da spalla all’altro. Anche il formato racconta le origini milanesi del fumetto: piccolo e tascabile, è pensato per i pendolari che attraversano ogni giorno la città in treno. Una soluzione pratica che diventa un modello editoriale, presto imitato da numerose altre pubblicazioni. 

Come Dylan Dog è diventato l'indagatore dell'incubo 

Negli anni Novanta, il successo di Dylan Dog esplode fino a raggiungere centinaia di migliaia di copie vendute al mese, arrivando, in alcuni periodi, a superare persino Tex. La dimostrazione che un fumetto popolare può essere anche autoriale, pieno di citazioni e dai toni tutt’altro che rassicuranti. L’universo creato da Tiziano Sclavi è infatti un labirinto di omaggi all’horror classico, al cinema di George Romero e Dario Argento. Persino il suo indirizzo londinese, il numero 7 di Craven Road, è un riferimento a Wes Craven, regista di Nightmare e Scream. 

Dylan Dog debutta in edicola il 26 settembre 1986 con L’alba dei morti viventi. Il suo nome nasce da un piccolo caso di serendipità: Dylan viene dal poeta gallese Dylan Thomas, mentre Dog sarebbe ispirato al titolo di un libro di Mickey Spillane, Dog figlio di. Dylan Dog doveva essere un nome provvisorio, da cambiare una volta trovato quello definitivo. Solo che alla fine nessuno lo cambiò.  Il suo aspetto, invece, ha un’origine cinematografica precisa: Sclavi si ispirò all’attore Rupert Everett. Il risultato è un investigatore dall’aria malinconica e dai lineamenti eleganti, decisamente lontano dallo stereotipo del detective americano. Anche sul fronte dei trasporti, Dylan sceglie di non esagerare: niente auto sportive o inseguimenti a tutta velocità, ma l’ormai iconico Maggiolino della Volkswagen bianco. 

Zerocalcare ci racconta come la periferia è diventata pop 

Dietro Zerocalcare c’è Michele Rech, il fumettista cresciuto a Rebibbia, che ha fatto dell’overthinking, dell’ansia generazionale e della vita di periferia il suo marchio di fabbrica. Dal 2011, prima sul suo blog e poi in libreria con La profezia dell’armadillo, racconta piccoli disastri quotidiani che diventano il pretesto per parlare di una generazione alle prese con le proprie contraddizioni: crescere senza sentirsi adulti, rimuginare su ogni scelta e sentirsi sempre un passo indietro rispetto agli altri.

Il tutto tra cultura punk, anime, videogiochi e citazioni pop, con quell’ironia che permette di ridere anche delle disgrazie.  In un panorama culturale ancora innamorato di vite straordinarie, sceglie di raccontare chi non ha tutte le risposte, si perde nei propri pensieri e fatica a trovare il proprio posto nel mondo. Più che eroi da ammirare, i suoi personaggi sono persone in cui riconoscersi. 

Lupo Alberto nasce tra il pollaio e la satira

Chi è cresciuto in Italia tra gli anni Novanta e Duemila non può che ricordare con nostalgia le iconiche caramelle di Lupo Alberto. la storia dell’iconico lupo blu parte in realtà sulle pagine del Corriere dei Ragazzi, nell’anno 1974. Creato da Silver, al secolo Guido Silvestri, e diventato negli anni anche il risultato del lavoro di sceneggiatori come Piero Lusso, la sua straordinarietà consiste proprio nel raccontare con grande umorismo la quotidianità: tutti gli abitanti della fattoria McKenzie potrebbero essere usciti da qualsiasi condominio italiano. Il suo iconico colore azzurro ha una storia curiosa: nato da una particolarità legata alla stampa, è diventato uno dei tratti più riconoscibili del fumetto italiano. 

Corto Maltese non doveva essere protagonista

Quando Hugo Pratt lo fa comparire per la prima volta, Corto Maltese è legato a una zattera in mezzo al Pacifico. Non dovrebbe essere lui il protagonista, ma uno dei tanti personaggi di Una ballata del mare salato, il primo albo della serie uscito nel 1967. Poi succede qualcosa di abbastanza raro: il personaggio secondario si prende tutta la storia. Da lì iniziano quasi trent’anni di viaggi, pirati, rivoluzioni, esoterismo, città lontane e personaggi realmente esistiti.

Ma soprattutto nasce uno dei personaggi più riconoscibili del fumetto italiano, tanto realistico da far dimenticare che non sia mai esistito davvero. Molti lettori arrivarono infatti a considerarlo un marinaio realmente esistito, grazie alla precisione quasi storiografica con cui Pratt costruisce la sua biografia e il mondo che lo circonda, tra riferimenti storici, luoghi, personaggi reali e documenti fittizi, rendendo volutamente ambiguo il confine tra storia e invenzione. 

Valentina: quando l’erotismo diventa arte 

Nata nel 1965, Valentina è una fotografa milanese ispirata all’attrice Louise Brooks e al suo iconico caschetto nero. Tra sogno, erotismo e realtà, diventa simbolo di una femminilità libera, complessa e anticonvenzionale. Valentina invecchia infatti con il suo autore, che invece di lasciarla eternamente giovane come accade a molti personaggi dei fumetti, le fa attraversare le diverse fasi della vita.

Nel corso delle storie Valentina diventa adulta, ha un figlio e continua a invecchiare, fino ad arrivare alla maturità, senza perdere mai il suo fascino e sensualità, diventando così un unicum della femminilità fumettistica. Con inquadrature cinematografiche e tavole frammentate, Guido Crepax rivoluziona il linguaggio del fumetto. Più di un’eroina, Valentina diventa un’icona visiva in cui arte, cultura pop e immaginario si fondono in uno stile ancora attuale 

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