
27 Luglio 2026
La guida completa alle ville più iconiche di Capri Un itinerario tra le dimore più iconiche dell'isola, da Anacapri a Punta Massullo
Le case di Capri raccontano l’isola meglio di qualsiasi guida. In secoli di storia, sulle sue pareti hanno costruito la propria dimora personalità significative come imperatori, scrittori, medici e miliardarie. Tutte queste case raccontano un pezzo diverso dell’isola e di chi l’ha abitata, anche solo per un momento di tranquillità o per trovarvi rifugio e oggi rappresentano anche un modo diverso per visitare Capri e conoscerne a fondo la sua storia tra architettura, belvedere e giardini. Il nostro itinerario attraverso 5 tra le più belle ville dell’isola parte da Anacapri, scende verso Marina Grande e si chiude su Punta Massullo.
Villa San Michele e la Casa Rossa
Da Piazza Vittoria ad Anacapri pochi passi portano alla casa di Axel Munthe, medico, filantropo e autore di La storia di San Michele, uno dei primi bestseller planetari, dove racconta anche la costruzione della villa. Gli interni, in effetti, sembrano un viaggio nella sua mente. La sala da pranzo è seguita da una cucina in stile caprese, piena di utensili importati da diversi paesi; in fondo al giardino c'è la cappella di San Michele, che Munthe trasformò in biblioteca e sala della musica, e lì accanto una sfinge di granito dell'epoca di Ramses II osserva il Golfo di Napoli.
La villa sorge sui resti che la tradizione attribuisce a una delle ville di Tiberio: nel cortile c'è un pozzo di età romana, epigrafi latine sono murate nelle pareti e durante i lavori è stata rinvenuta una colonna scanalata. Munthe, che con il suo libro aveva reso la casa famosa in tutto il mondo, fece anche un gesto dal significato opposto: comprò il Monte Barbarossa, alle spalle della dimora, per sottrarre gli uccelli migratori alla caccia indiscriminata.
A pochi minuti da villa San Michele, lungo via Giuseppe Orlandi, spunta nel mare di case bianche un edificio color vermiglio: è la Casa Rossa, costruita tra il 1886 e il 1889 per volere dell’eccentrico colonnello John Clay Mackowen, proprio accanto a una torre aragonese di fine Quattrocento. Come avrebbe successivamente fatto Muthen, Mackowen volle cristallizzare qui la propria personalità. All’ingresso la residenza accoglieva i visitatori con l’iscrizione greca «Salve, cittadino della terra dell’ozio», dentro un cortile porticato con la statua di una sacerdotessa del I secolo e reperti incastonati nelle pareti.
Villa Bismarck e Villa Lysis
Prendendo il bus da Anacapri a Marina Grande, tra il porto e Palazzo a Mare, si arriva a Villa Bismarck, che sull'isola tutti chiamano ancora Il Fortino, per il fortino di avvistamento costruito nella zona durante l'occupazione francese. La storia del posto è antica, perché parte da Cesare Augusto e Tiberio, ma chi ha dato nuova vita al complesso arriva nel Novecento. Mona von Bismarck, la donna più elegante del mondo nel 1933 per Chanel, Molyneux, Vionnet, Lelong e Lanvin, ne fece il suo letterale palcoscenico: sale affrescate, cinque camere da letto affacciate su Marina Grande e un salotto permanente per aristocratici, politici, scrittori e attori, con ospiti come Winston Churchill e i Kennedy.
Dalla Piazzetta, qualche minuto di salita lungo via Tiberio e via Lo Capo portano alla casa che Jacques d'Adelswärd-Fersen, poeta e barone, fece costruire dopo che uno scandalo legato ad alcuni studenti parigini lo rese persona non gradita nei salotti francesi. Se Parigi lo aveva espulso, lui avrebbe trovato un posto in cui dove potersi rifugiare, su dodicimila metri quadri di terreno proprio a ridosso della villa di Tiberio. Questa villa sembra voler mandare un messaggio ad ogni dettaglio: il primo nome era La Gloriette poi è arrivato quello definitivo, preso dal Liside, il dialogo in cui Platone fa discutere Socrate sull’amicizia.
Sull’architrave, la dedica «Amori et Dolori sacrum», all’interno pavimenti in marmo, stucchi chiari e colonne istoriate, in pieno stile neoclassico, nell’atrio una scalinata di marmo con balaustra in ferro. Nel salone invece tre finestre danno direttamente sul golfo e sul Vesuvio. Recuperata dal Comune con i restauri dei primi anni Duemila, oggi la villa vive una stagione nuova: oggi ospita lo Jago Museum Capri.
Casa Malaparte
Ridiscesi verso il centro, all’incrocio con via Tiberio, si imbocca via Matermania, che ci conduce verso l’Arco Naturale. Da qui, attraversato il sentiero del Pizzolungo, si scende attraverso la grotta di matermania, si costeggiano i Faraglioni, finchè su Punta Massullo appare il parallelepipedo rosso di Casa Malaparte. Curzio Malaparte la chiamava «Casa come me» e i suoi interni sono tra i più raccontati dell’architettura italiana.
Quattro finestre squadrate ai quattro angoli e un camino monumentale con la cappa curvata fino al soffitto. Le finestre sono tutto-vetro, trattate come quadri: quella accanto al camino inquadra i Faraglioni dentro una vera cornice, quasi fosse un dipinto. Nel 1963 Godard portò questi spazi nel Disprezzo, con Brigitte Bardot distesa al sole sul tetto, e da allora la casa non ha più smesso di lavorare. È rappresentata nel libro fotografico di Karl Lagerfeld e le campagne di Louis Vuitton e Saint Laurent, e più recentemente Jacquemus ha fatto sfilare qui la sua collezione FW24.




















