
07 Novembre 2026
Per gli italiani, il bello di viaggiare è perdersi fuori rotta Secondo un nuovo report di American Express quello che spinge davvero gli italiani a fare la valigia è tutto ciò che non avevano programmato di vedere
Se dici Roma, pensi al Colosseo. Parigi? Tour Eiffel. Londra? Ovviamente il Big Ben. Ogni città ha il suo monumento-feticcio, quello che finisce immancabilmente nelle fotografie, nelle guide e soprattutto nelle liste di cose da vedere prima di ripartire. Ma nel 2026, in un mondo in cui viaggiare è diventato sempre più semplice e accessibile, siamo sicuri che siano ancora queste attrazioni a farci venire voglia di fare la valigia e partire? A rispondere è una ricerca condotta da Ipsos Doxa per American Express, che ribalta una convinzione piuttosto radicata: a rendere un viaggio memorabile non è necessariamente ciò che avevamo deciso di vedere, ma quello in cui ci imbattiamo senza averlo cercato.
La vera meta? Quella che non cercavi
I viaggiatori italiani sembrano sempre meno interessati alle attrazioni da cartolina e sempre di più alle piccole scoperte fuori itinerario: un ristorante nascosto, un negozio indipendente o una conversazione con chi vive davvero la città. Non a caso, oltre tre quarti preferiscono i luoghi consigliati dagli abitanti rispetto alle mete più conosciute. Più della metà sceglie di visitare meno posti ma viverli più a fondo. Solo il 15% segue rigidamente un itinerario, mentre il 34% è disposto a modificarlo in base ai suggerimenti locali. Un altro 33% parte già con l'intenzione di lasciare spazio alla spontaneità, perché a volte non sapere esattamente dove si sta andando può essere un ottimo modo per arrivare nel posto migliore.
Il viaggio prende forma attraverso chi lo abita
Lasciarsi guidare dal momento non significa necessariamente rinunciare alla cultura. Al contrario, la dimensione culturale rappresenta per molti una vera ragione per partire: la grande maggioranza degli italiani dichiara di aver viaggiato almeno una volta con l'obiettivo principale di vivere un'esperienza culturale, mentre per meno della metà sono proprio il patrimonio storico, i siti archeologici, i monumenti, le tradizioni locali, le mostre e l’enogastronomia a costituire il motivo stesso della partenza. È proprio l’entrare in contatto con una destinazione che fa si che il viaggio assuma un significato diverso e ciò che spesso lo rende possibile sono proprio le comunità locali. Quasi tre quarti degli italiani dichiarano di aver modificato almeno una volta i propri programmi dopo aver ricevuto un consiglio da qualcuno del posto, riconoscendo proprio in questi cambiamenti di programma uno degli elementi capaci di rendere memorabile il viaggio.
La mappa dei ricordi non segue le guide
Anche il modo di spendere riflette questo cambiamento: più della metà dei viaggiatori preferisce sostenere le attività locali ed è disposta a spendere di più per esperienze autentiche. Un approccio che richiama l'impegno di American Express che, per i suoi 125 anni in Italia, sostiene la valorizzazione del patrimonio culturale, anche attraverso il restauro dei reperti archeologici delle Terme di Caracalla. Forse, allora, il viaggio perfetto non è quello in cui riusciamo a vedere tutto, ma quello in cui troviamo qualcosa che non stavamo cercando e magari molti non conoscono. Perché le fotografie del Colosseo le abbiamo già viste milioni di volte, soprattutto grazie ai social che ci mostrano così tanto da poter conoscere a memoria cose che non abbiamo mai veramente visto, ma quella stradina imboccata per sbaglio e il posto scoperto senza averlo cercato appartengono soltanto a noi e al nostro ricordo di quella città. Quindi, forse, è proprio questo il bello di partire: tornare a casa aggiungendo sulla mappa qualcosa che invece non c’era.









