
14 Agosto 2026
5 farm che ridefiniscono la campagna italiana Tra design, agricoltura e nuovi modi di vivere il paesaggio
Negli ultimi anni la campagna è tornata a essere uno dei luoghi più interessanti da guardare. Non solo come fuga dalla città, ma come spazio in cui agricoltura, architettura, cucina, ospitalità e cultura iniziano a parlare la stessa lingua. Una farm oggi può essere una masseria tra gli ulivi, una tenuta biodinamica con opere d’arte nel paesaggio, una fattoria che produce tutto internamente o un luogo dove la cucina nasce direttamente dalla terra. L’Italia, da questo punto di vista, è piena di esempi che meritano un viaggio. Visitare queste farm significa guardare la campagna italiana da una prospettiva più ampia. Alcune lavorano sulla bellezza dell’ospitalità, altre sulla biodiversità, altre ancora sulla filiera, sulla memoria agricola o sull’arte contemporanea. In comune hanno una cosa: dimostrano che la campagna oggi non è ferma. Produce cibo, certo, ma anche architettura, cultura, comunità, immagini e nuove forme di desiderio.
Masseria Moroseta, Ostuni (BR)
Tra gli ulivi di Ostuni, Masseria Moroseta è uno dei casi più riconoscibili di nuova ospitalità agricola italiana. Il sito ufficiale la definisce prima di tutto un’azienda agricola immersa nella natura, circondata da ulivi giovani e secolari da cui ricava olio extravergine di oliva biologico. La sua forza, però, sta nel modo in cui questa dimensione produttiva incontra un’immagine architettonica precisa. Il casale bianco in pietra, progettato da Studio Andrew Trotter, riprende l’idea della masseria pugliese e la rende essenziale, quasi astratta. Archi, corti, muri bianchi, cucina mediterranea, orto e paesaggio costruiscono un luogo dove la campagna diventa estetica quotidiana. È la farm perfetta per capire come il turismo rurale contemporaneo abbia smesso di essere solo rustico e sia diventato anche design, atmosfera, ritmo.
La Raia, Gavi (AL)
In Piemonte, La Raia è una tenuta agricola biologica e biodinamica nel cuore delle colline del Gavi, con vigneti, campi, pascoli e boschi. Produce Gavi, Barbera, miele, cereali e altri prodotti legati alla biodiversità del territorio. La parte più interessante è il modo in cui il paesaggio agricolo viene attraversato dall’arte contemporanea. La Fondazione La Raia lavora sul rapporto tra arte, natura, agricoltura biodinamica e territorio, invitando artisti a sviluppare opere e riflessioni site-specific. Visitare La Raia significa quindi entrare in una farm che funziona anche come museo diffuso, dove le vigne, la cantina in terra cruda, i percorsi nella biodiversità e le opere d’arte costruiscono un’unica esperienza. È una destinazione ideale per chi cerca una campagna meno decorativa e più mentale.
Fattoria La Vialla, Castiglion Fibocchi (AR)
Fattoria La Vialla, in Toscana, racconta un’idea di farm quasi totale. È una fattoria e tenuta vinicola familiare biologica-biodinamica che coltiva 1.600 ettari di terra e produce internamente vino, olio extravergine, pecorino, pasta, sughi, aceto, miele, biscotti e altri prodotti. Qui il punto non è solo visitare un luogo bello, ma vedere come una filiera agricola possa diventare un mondo. La Vialla lavora su una dimensione ampia, concreta, quotidiana, dove la produzione resta al centro dell’esperienza. Chi la visita può entrare in un sistema fatto di campi, laboratori, prodotti, pranzi, merende rustiche e case coloniche. È una farm che mostra la campagna come economia viva, più che come semplice scenario per vacanze lente.
Tenuta Vannulo, Capaccio (SA)
Tenuta Vannulo porta il discorso in Campania, nella piana di Paestum, dentro una delle immagini più fisiche della produzione agricola italiana: la mozzarella di bufala. È un’azienda agricola biologica dove il prodotto nasce dal lavoro quotidiano con gli animali, il latte, la trasformazione casearia e la vendita diretta. Sul sito ufficiale, accanto al caseificio, compaiono anche il Museo della civiltà contadina e la bottega della pelle, dove il pellame delle bufale viene lavorato manualmente per diventare oggetti artigianali. È una farm interessante perché evita l’idea troppo patinata della campagna. Qui la visita passa dalla materia: latte, pelle, strumenti agricoli, memoria rurale, mozzarella appena fatta. In un’estate italiana piena di luoghi “instagrammabili”, Vannulo funziona perché resta legata al prodotto e al lavoro.
Tenuta Dello Scompiglio, Capannori (LU)
A Vorno, nel comune di Capannori, Dello Scompiglio è la scelta più laterale della lista. Non è soltanto una tenuta agricola, ma un progetto che tiene insieme natura, agricoltura, arte performativa, cucina, bioarchitettura e ricerca sul paesaggio. La sezione “Cultura e coltura” del sito racconta un’idea di rispetto ambientale che comprende territorio, flora, fauna e persone. L’orto biologico nasce nel 2007, le vigne e gli ulivi vengono recuperati, la cucina lavora con produzioni stagionali della tenuta e del territorio. Allo stesso tempo, gli spazi interni ed esterni dialogano con attività performative, residenze artistiche e opere permanenti. Dello Scompiglio è una farm culturale, quasi un campus rurale contemporaneo, dove la campagna diventa un luogo di produzione agricola e produzione immaginativa.









