
12 Agosto 2026
Le case al mare più belle che hanno cambiato la storia del design italiano Meno stanze, più ombra, più paesaggio
La casa al mare ha sempre avuto regole diverse. In città la casa deve rappresentare, contenere, organizzare la vita. Al mare deve lasciarla scorrere. Le porte restano aperte più a lungo, le stanze perdono rigidità, il soggiorno continua sulla terrazza, la cucina si allarga verso l’esterno, il pavimento deve sopportare sabbia, acqua, sale, piedi nudi, ospiti improvvisati. Tutto diventa più semplice, almeno in apparenza. In realtà progettare una casa di vacanza richiede un’intelligenza precisa, perché il mare elimina subito il superfluo.
È forse per questo che alcune delle case italiane più interessanti del Novecento sono nate proprio lungo la costa. La casa al mare ha permesso agli architetti di liberarsi da molte convenzioni della casa urbana. Meno corridoi, meno stanze chiuse, meno arredi pesanti. Più terrazze, patii, ombra, muri spessi, materiali resistenti, passaggi tra interno ed esterno. Al mare la casa smette di essere un contenitore e diventa un modo per stare nel paesaggio.
Le più iconiche case al mare del design italiano
Villa Malaparte, a Capri, è il caso più estremo e più mitologico. Sta su Punta Massullo, su uno sperone roccioso sopra il mare, raggiungibile a piedi o via mare. La sua forma rossa, la grande scalinata, il tetto-terrazza e il muro bianco curvo hanno trasformato quella casa in una delle immagini più potenti dell’architettura italiana. Qui il mare entra attraverso la posizione, il vento, l’isolamento, il rapporto durissimo con la roccia. Casa Malaparte sembra dire che una casa al mare può anche essere un luogo mentale, una forma di solitudine costruita.
Nella Sardegna degli anni Sessanta, invece, il tema diventa più quotidiano, più fisico, più legato all’idea di abitare davvero il caldo, la luce e il vento. Casa Arzale di Marco Zanuso, realizzata tra il 1962 e il 1964 ad Arzachena, nasce come casa di vacanza privata in un paesaggio ancora poco trasformato dal turismo. Il sito è segnato da scogliera, macchia mediterranea e muretti a secco. Zanuso lavora con volumi bassi, granito, patii e pergolati, cercando un rapporto asciutto con la costa. La casa si avvicina al mare restando severa, essenziale, quasi trattenuta. Cerca un equilibrio tra riparo e apertura.
Le ville al mare in Sardegna che hanno fatto la storia dell'architettura
Anche Cini Boeri, a La Maddalena, affronta la casa di vacanza come un problema di vento, terreno e vita all’aperto. Casa Rotonda si inserisce nella pendenza e si sviluppa attorno a un patio centrale protetto dai venti dominanti. La forma circolare crea uno spazio raccolto, quasi un piccolo mondo privato dentro un paesaggio molto forte. La casa guarda il mare e organizza la vita attorno a un vuoto interno, un luogo dove stare insieme restando protetti. Al mare il panorama conta, però serve anche un punto d’ombra, un centro, un riparo.
Poco distante, Casa Bunker, progettata sempre da Boeri nel 1967 per sé e la propria famiglia, porta questa idea ancora più avanti. Il nome già racconta qualcosa. In un’isola battuta dal vento, la casa diventa massa, protezione, rifugio. La vacanza può passare anche attraverso muri compatti, geometrie forti, spazi pensati per resistere. Boeri aveva capito che l’abitare estivo è esposizione al sole, difesa dal clima, ricerca di frescura e controllo della luce.
Come l'architettura moderna ha reinventato la casa di vacanza
In Liguria, la Pineta di Arenzano racconta una storia diversa: un intero paesaggio di villeggiatura moderna. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, architetti come Ignazio Gardella, Marco Zanuso, Vico Magistretti, Gio Ponti e Luigi Caccia Dominioni lavorano su case, alberghi e infrastrutture per un nuovo modo di abitare la costa. È un laboratorio importante perché mostra come la vacanza sia diventata un tema serio per l’architettura italiana. Casa Arosio di Magistretti, progettata tra il 1956 e il 1959, ne è un esempio chiarissimo: volumi sovrapposti, terrazze, giardini pensili, spazi interni articolati, rapporto continuo con il terreno in pendenza. La casa di vacanza diventa un dispositivo per muoversi tra livelli, viste, ombra e aria.
Il lavoro di Alberto Ponis in Sardegna aggiunge un altro tassello. Nelle sue case a Palau e lungo la costa, il progetto nasce spesso dall’ascolto del paesaggio: calce bianca per respingere il calore, pietra locale, terrazze praticabili, scale esterne, tetti usati come spazi da vivere. La casa continua sul tetto, sulle scale, nei passaggi, nelle logge. È un’idea di abitare molto mediterranea, e insieme molto contemporanea: gli spazi migliori sono spesso quelli intermedi, sospesi tra dentro e fuori.
Villa La Saracena di Luigi Moretti, a Santa Marinella, porta il discorso verso una dimensione più scenografica. Iniziata nel 1955 e terminata nel 1957, la villa lavora con sbalzi, aperture panoramiche, una torre circolare e un corpo lineare affacciato verso il Tirreno. È una casa pensata per il mare, la luce e il sole, con una forza quasi teatrale. Moretti trasforma la costa in un’esperienza spaziale fatta di curve, tagli, prospettive e superfici che accompagnano lo sguardo verso l’orizzonte. Qui il mare diventa architettura attraverso il movimento degli spazi.
Perché il design delle case al mare italiane è ancora attuale
@elenaajoyce the cutest little summer cottage at the sea in northern italy link is in my bio under “italy cottage” #italiansummer #peacefulplaces #airbnbfinds #uniquestays #travelcreator original sound - bodiek
Guardate insieme, queste case spiegano una cosa semplice: il design della casa al mare nasce sempre da condizioni concrete. Caldo, vento, sale, luce forte, rocce, pendii, viste, necessità di ombra. Da queste condizioni esce una grammatica precisa: la casa al mare deve funzionare con corpi più liberi, giornate più lente, oggetti spostati continuamente da dentro a fuori.
Molte idee che oggi ci sembrano contemporanee erano già lì. Vivere all’aperto, ridurre gli arredi, usare materiali naturali, aprire la casa al paesaggio, cercare ombra invece di climatizzazione, dare valore agli spazi ibridi. La casa di vacanza italiana ha anticipato una parte del nostro desiderio attuale di abitare in modo più leggero. Ci costringe a stare seduti più in basso, a mangiare fuori, a scegliere meno oggetti, a lasciare entrare l’aria, a misurare la giornata sulla luce. Le migliori case di vacanza danno una forma all’estate. E in quella forma, spesso, il design italiano ha trovato una delle sue lezioni più semplici e più radicali: vivere meglio può voler dire togliere qualcosa.









