Com'è nata la Mostra del Cinema di Venezia? Arrivata alla sua 83° edizione, ripercorriamo la sua storia

Com'è nata la Mostra del Cinema di Venezia? Arrivata alla sua 83° edizione, ripercorriamo la sua storia

La primissima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia non si chiamava nemmeno così, ma Esposizione internazionale d’arte cinematografica. Iniziò il 6 agosto del 1932 e andò avanti fino al 21. Si tenne esclusivamente sulla terrazza dell’Hotel Excelsior grazie al sostegno del conte Giuseppe Volpi di Misurata, presidente della Biennale, dello scultore Antonio Maraini, segretario generale, e di Luciano De Feo, segretario generale dell’Istituto internazionale per il cinema educativo. De Feo, tra l’altro, fu il primo direttore-selezionatore della Mostra. Non c’era ancora una competizione ufficiale, ma la Mostra riuscì comunque ad attirare titoli e talenti internazionali. Il primo film proiettato nella storia della Mostra fu Dr. Jekyll and Mr. Hyde di Rouben Mamoulian.

La seconda edizione della Mostra si tenne due anni dopo, nel ‘34, con l’istituzione della Coppa Mussolini per premiare il miglior film straniero e il miglior film italiano. Non c’era una giuria. La Mostra diventò annuale solo nel ‘35, quando il premio dedicato ai migliori attori cambiò nome in Coppa Volpi. Nel ‘36 venne nominata per la prima volta la Giuria internazionale, mentre nel ‘37 venne inaugurato il nuovo Palazzo del Cinema. Da allora sono passati quasi novant’anni. La Mostra si è allargata, diventando una delle realtà più importanti al mondo, e ha vissuto varie fasi. Fasi in cui è riuscita, più o meno, ad attirare talenti internazionali, in cui è stata in aperto contrasto con le associazioni di categoria, in cui ha fatto fatica a ritrovare una direzione e un’attrattiva.

Venezia è il festival di cinema più antico del mondo

@cinecitta_official La Mostra del Cinema nel 1956. Mentre il Lido si prepara ad accogliere il meglio del cinema d’autore contemporaneo e i suoi protagonisti, torniamo indietro di settant’anni. Quali erano i volti della Mostra, allora? Questo cinegiornale racconta l’arrivo in Laguna di alcune delle grandi personalità dell’epoca: le star del cinema Gina Lollobrigida, Pierre Cressoy, Hélène Rémy, Elsa Martinelli, Alberto Sordi, Sylva Koscina e James Mason; le leggende della musica Igor Stravinskij, Arthur Rubinstein e Maria Callas; la grande attrice teatrale Emma Gramatica. E ancora, i duchi di Windsor e la socialite Barbara Hutton. : #ArchivioLuce #FestivalDiVenezia #VeniceFilmFestival #Venezia83 #storia suono originale - Cinecittà

Le edizioni che si sono tenute durante la seconda guerra mondiale non vengono conteggiate nella numerazione ufficiale. E ciò nonostante la Mostra rimane il festival di cinema più antico del mondo. E questo è un dato importante. Non tanto per il primato di per sé, ma proprio perché ribadisce l’intenzione di creare uno spazio dedicato agli artisti. Al di là delle scelte politiche, che hanno sempre finito per influenzare la Mostra e la Biennale di Venezia, si è sempre fatto notare l’interesse a esplorare cinematografie differenti, provenienti da tutto il mondo (tra gli anni Cinquanta e Sessanta, per esempio, toccò a quella giapponese).

La storia della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia va di pari passo con la storia della Biennale, inizia grazie alla passione di un pugno di persone e va avanti, a fatica, anche durante il fascismo. Dopo la guerra, all’inizio degli anni Cinquanta, la Mostra prova a prendere immediatamente un’altra direzione, coinvolgendo di nuovo talenti di tutto il mondo. Le premiazioni sono sia feste in cui vengono celebrati i talenti del cinema che scontri ferocissimi sulle scelte della giuria. La Mostra ha resistito alle crisi, ha attraversato efficacemente la nascita di nuove correnti artistiche e ha saputo sintetizzare, a modo proprio, determinate fasi della settima arte. Non ha fatto sempre benissimo, e questo bisogna dirlo. Anche negli anni più recenti, è stata costretta a piegarsi alle scelte della politica, intenzionata più ad affermare l’idea del momento che a ribadire la centralità dell’Italia e di Venezia nel cinema.

La rinascita della Mostra del Cinema sotto Alberto Barbera

Con il ritorno di Alberto Barbera alla direzione nel 2012, la Mostra è entrata in un periodo di consolidamento e affermazione internazionale. Pensiamo, banalmente, ai tanti film che in questi anni sono passati al Lido di Venezia e che hanno ricevuto candidature e premi Oscar; pensiamo anche alla capacità che Barbera e gli altri selezionatori hanno dimostrato di avere nel volgere il proprio sguardo verso altri mercati e altri autori. Le major hollywoodiane, che fino a questa 83ª edizione hanno sempre popolato la Mostra, hanno finito per mettere in ombra gli altri film selezionati, specie quando si è trattato di film più piccoli, magari di autori esordienti. Eppure i selezionatori non hanno mai smesso di provare a guardarsi intorno e di esplorare le novità del cinema mondiale.

Come siamo arrivati a Venezia83?

Certo, è innegabile che spesso abbiano avuto più peso nelle varie decisioni la politica e gli accordi con i produttori e i distributori. Questo, per forza di cose, è particolarmente evidente con i film italiani. La presenza di diverse sezioni, oltre al concorso principale, ha permesso però di intraprendere strade differenti nello stesso momento. Dal 2012 a oggi, sono state lanciate altre iniziative, come Biennale College, che si pone come obiettivo la ricerca e la formazione di nuovi talenti. Sono state aumentate le sale e quelle già esistenti sono state rinnovate. La Mostra ha conosciuto una nuova primavera negli anni Dieci del Duemila, e questo è un fatto. È un fatto anche la competizione, più o meno tesa, con il Festival di Cannes, che ha vissuto a sua volta periodi di straordinario successo e di restrizioni.

È un gioco di equilibri, quello dei festival cinematografici. Un gioco in cui contano le decisioni e i contatti. Negli anni si sono susseguite le polemiche (e ce ne sono state anche durante quest’edizione) e si sono alternati i grandi nomi. La giuria stessa ha cambiato la sua caratterizzazione più volte: prima avevano uno spazio anche i teorici del cinema, come giornalisti e critici; poi hanno avuto sempre più peso attori e registi. Ci sono le quote italiane, per così dire, e ci sono anche nuove giurie, che si occupano, per esempio, di linguaggi relativamente nuovi, come la realtà virtuale. Ma resiste sempre, e questo è importante dirlo, la voglia di cercare il talento, di sostenerlo e di dare spazio alle novità. Pensiamo alla sezione Orizzonti, al premio Luigi De Laurentiis, assegnato alla migliore opera prima, o al premio Marcello Mastroianni, assegnato ad attori e ad attrici che si sono fatti notare per la loro interpretazione.

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