
11 Giugno 2026
In Sardegna hanno vietato gli ombrelloni in spiaggia Dopo l’incendio dello scorso anno a Villasimius il comune ha dato una stretta agli accessi
La questione delle spiagge libere è un tema particolarmente spinoso per la popolazione italiana. Secondo alcune stime di Legambiente relative al 2025, il 70% del litorale della penisola è occupato da stabilimenti balneari privati, una percentuale che salirebbe addirittura all’81% secondo Coste360, startup dedicata alla tutela e al monitoraggio delle coste italiane. Eppure il Bel Paese ospita alcune delle spiagge più belle del mondo: Cala dei Gabbiani si è riconfermata anche quest’anno la terza spiaggia migliore d’Europa e la diciottesima a livello globale nella classifica di The World’s 50 Best Beaches. Ed è proprio in Sardegna che, per questa stagione balneare, una delle località più amate dell’isola ha deciso di cambiare radicalmente le regole del gioco. A Punta Molentis, a Villasimius, finora spiaggia libera, da giugno l’accesso via terra richiederà un ticket di 10 euro e sarà vietato piantare gli ombrelloni.
Perché a Punta Molentis sono stati vietati gli ombrelloni?
La decisione del Comune di Villasimius non nasce dal nulla. La scorsa estate Punta Molentis era stata travolta da uno dei momenti più drammatici della stagione turistica sarda, quando un incendio doloso aveva devastato oltre cento ettari di vegetazione, distrutto decine di automobili nel parcheggio e costretto centinaia di persone a lasciare la spiaggia anche attraverso evacuazioni via mare. A complicare ulteriormente la situazione, secondo il Comune, sono arrivate le mareggiate invernali che hanno ridotto la superficie utile dell’arenile, rendendo necessarie misure straordinarie per proteggere un’area già sottoposta a vincoli ambientali e inserita nell’ecosistema dell’Area Marina Protetta di Capo Carbonara, secondo quanto riportato da ANSA.
Da qui le nuove regole, valide fino al 31 ottobre: gli accessi via terra saranno limitati a 70 veicoli e a un massimo di 150 persone al giorno, con un ticket di 10 euro. Chi arriva via mare potrà essere trasportato soltanto dagli operatori autorizzati dell’area protetta, fino a un massimo di 100 persone contemporaneamente e con una permanenza limitata a un’ora. Vietati ombrelloni, gazebo e qualsiasi struttura per fare ombra, fatta eccezione per le famiglie con bambini fino a 10 anni e per gli over 65, che potranno utilizzare un solo ombrellone per nucleo. Sono inoltre proibiti zaini ingombranti e borse termiche, mentre l’accesso è consentito dalle 8 alle 20:30. La notizia ha inevitabilmente acceso il dibattito online, con il Guardian che riporta che sul web c'è chi ironizza sul fatto di dover «prendere in prestito un bambino» per portare un ombrellone e chi invece considera le restrizioni un sacrificio necessario per preservare una delle spiagge simbolo della Sardegna.
Il problema delle concessioni balneari in Italia
@matteohallissey A Catania ancora una volta troviamo spiagge inaccessibili perché qualche balneare si ostina a considerare un bene pubblico di sua proprietà. La prepotenza non può nulla contro la forza delle regole e del diritto, infatti dopo la nostra segnalazione i tornelli sono stati immediatamente rimossi. @Ismaele La Vardera suono originale - Matteo Hallissey
Il caso di Punta Molentis arriva in un momento particolarmente delicato per il rapporto degli italiani con le proprie spiagge. Da una parte ci sono località che cercano di limitare l’impatto umano per motivi ambientali, dall’altra un sistema balneare che da anni continua a essere al centro di polemiche e battaglie legali. Secondo Altroconsumo, negli ultimi cinque anni (quindi dopo la pandemia) il prezzo medio per affittare due lettini e un ombrellone è aumentato del 24%, mentre le spiagge libere continuano a ridursi e diventano sempre più affollate.
Il tema è tornato d’attualità proprio negli ultimi giorni dopo la sentenza del TAR Campania sul caso Capri. Come racconta il Corriere del Mezzogiorno, i giudici hanno dichiarato illegittima la proroga concessa dal Comune ai lidi e agli ormeggiatori fino al 2027, imponendo l’avvio delle nuove gare entro tre mesi. La questione va oltre però l’isola campana, da anni l’Italia cerca di trovare un equilibrio tra le direttive europee sulla concorrenza e un sistema di concessioni che, in molti casi, continua a sopravvivere grazie a proroghe successive, spesso contestate dalle autorità e dall’Antitrust. Il risultato è un paradosso tutto italiano: mentre alcune amministrazioni restringono gli accessi per salvaguardare ecosistemi fragili, altre continuano a gestire un patrimonio pubblico attraverso concessioni scadute o in attesa di essere riassegnate. Quanto spazio resta in Italia per una spiaggia libera?







