
19 Giugno 2026
La Settimana Enigmistica ha una storia pazzesca Una rivista iconica e un "must have" in estate
Tra i passatempi preferiti degli italiani sotto l’ombrellone ci sono i cruciverba de La Settimana Enigmistica, una delle più antiche e iconiche riviste italiane. Il primo numero esce in edicola il 23 gennaio 1932, da un idea dell'ingegnere Giorgio Sisini, che si ispira a una testata enigmistica austriaca, Das Rätsel. Anche la grafica iniziale riprende quel modello: la copertina mostra un cruciverba in cui i quadretti neri compongono il volto dell’attrice messicana Lupe Vélez. La tiratura iniziale è di circa seimila copie, ma sufficiente a dare avvio a un progetto editoriale fin da subito molto apprezzato.
Dopo appena diciannove numeri, la copertina cambia impostazione e assume la forma che, con poche variazioni, è arrivata fino a oggi – caratterizzata da una fotografia in bianco e nero. Viene poi introdotta anche una scelta grafica rimasta costante, cioè l’alternanza tra figure maschili e femminili in copertina. A questa si affiancano due slogan ricorrenti («La rivista che vanta innumerevoli tentativi di imitazione!» e «La rivista di enigmistica prima per fondazione e per diffusione»), che si alternano tra numeri pari e dispari e diventano parte dell’identità del giornale.
Cosa contraddistingue La Settimana Enigmistica
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Un altro elemento distintivo de La Settimana Enigmistica è la numerazione progressiva. A differenza di molte riviste, i numeri non ripartono ogni anno ma continuano in modo ininterrotto. Nel corso della sua storia la rivista ha assistito a solo due ritardi nelle pubblicazioni, per via degli scontri provocati dalla Seconda guerra mondiale, registrando di una continuità editoriale rara nel panorama italiano.
La sede della rivista si trova a Milano, in piazza Cinque Giornate 10, all’interno di un edificio noto come Palazzo Vittoria. Fin dalle origini la redazione ha mantenuto una forte riservatezza: non concede interviste, non apre le porte a visitatori esterni e non diffonde dati su vendite o fatturato, contribuendo a costruire un immaginario mitico intorno al progetto editoriale – che non ha eguali in Italia.
Questa impostazione si riflette anche nella gestione aziendale. Già a partire dagli anni Quaranta, Sisini sceglie di rendere la rivista autosufficiente, acquistando direttamente gli strumenti necessari alla produzione, dalla tipografia alla cartiera fino alla produzione dell’inchiostro: una scelta che riduce la dipendenza da fornitori esterni e contribuisce alla stabilità economica del giornale, che fino a oggi non ha mai dovuto far ricorso alle inserzioni pubblicitarie.
La Settimana Enigmistica, oggi
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Nel tempo, un ruolo decisivo nell’evoluzione dei contenuti e nella nomea de La Settimana Enigmistica lo ha avuto Pietro Bartezzaghi, autore per decenni dell’ultimo cruciverba della rivista che è considerato il più complesso. Il suo nome è diventato una sorta di marchio di fabbrica, al punto che il termine “Bartezzaghi” è entrato nel linguaggio comune come sinonimo di sfida molto difficile ma potenzialmente fattibile. Grazie a lui, i celebri cruciverba della rivista si sono aperti anche a riferimenti più moderni, includendo parole straniere ed elementi di attualità, tra le altre cose.
Dopo la morte di Bartezzaghi, avvenuta nel 1989, i suoi cruciverba hanno continuato a essere pubblicati fino all’agosto 1990, senza annunci ufficiali da parte della rivista. Solo successivamente la firma è stata modificata, passando da P. Bartezzaghi ad A. Bartezzaghi, cioè il figlio, che ne ha raccolto l’eredità editoriale e creativa.
Oggi La Settimana Enigmistica rimane un punto di riferimento e probabilmente il caso di maggior successo dell’editoria italiana – con una tiratura che (sebbene non si conoscano i dati precisi) con ogni probabilità supera di gran lunga quella delle principali testate del Paese. La sua continuità, la struttura invariata nel tempo e la capacità di continuare a essere apprezzatissima ne hanno consolidato il ruolo nell'immaginario culturale, tanto da essere ormai una presenza quasi scontata in certi contesti – come per l'appunto le giornate trascorse sotto l'ombrellone.



