La montagna è diventata invivibile? L'overtourism è arrivato anche in alta quota

La montagna è diventata invivibile? L'overtourism è arrivato anche in alta quota

Dopo l'esperienza della pandemia da Covid-19 e dei lockdown del 2020 e del 2021, la montagna e, più in generale, le attività all’aria aperta sono diventate molto popolari – forse troppo. La tendenza è stata favorita anche dall’aumento delle temperature estive, sempre più elevate persino nelle località di mare, oltre che nelle città d'arte, cosa che sta portando un numero crescente di persone a scegliere le mete delle vacanze in base alla possibilità di stare al fresco. Tuttavia, soprattutto in alta quota, trekking ed escursioni sono diventati più impegnativi anche a causa degli effetti del cambiamento climatico, un aspetto di cui i turisti non sono sempre pienamente consapevoli.

Negli ultimi anni, infatti, molte persone che non erano abituate a frequentare la montagna hanno iniziato a considerarla una destinazione papabile per le proprie vacanze estive. La crescente domanda ha però contribuito al sovraffollamento di alcune località – soprattutto quelle più celebri, come le Dolomiti. A farci caso, il fenomeno fino a non molto tempo fa sembrava riguardare soltanto le destinazioni balneari e le grandi città, mentre oggi interessa sempre più anche la montagna.

Le conseguenze dell'overtourism in montagna

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Secondo una recente ricerca condotta dall’Istituto Demoskopika, centro studi che analizza, tra gli altri ambiti, i trend legati al turismo, nel 2025 l’Alto Adige è stato per il secondo anno consecutivo tra le destinazioni italiane più esposte all’overtourism – insieme a Rimini e Venezia. Nelle località montane italiane anche il numero di visitatori stranieri è in crescita: Confartigianato Imprese Veneto, associazione di rappresentanza delle aziende venete, riporta per esempio che – negli ultimi due anni – la presenza di turisti non italiani nelle aree in alta quota della regione è aumentata di oltre 40 punti percentuali.

Per chi vive in questi territori, l’overtourism si somma alle difficoltà già legate allo spopolamento e alla progressiva riduzione dei servizi presenti nelle singole località, rendendo più complesso mantenere un equilibrio tra esigenze dei residenti e crescita dei flussi turistici. Anche i rifugi alpini, strutture nate principalmente per offrire riparo, ristoro e assistenza agli escursionisti, stanno in parte accusando questo cambio di passo.

In alcune località, l’aumento della domanda turistica sta intaccando le modalità di gestione e di approvvigionamento, con strutture che devono adattarsi a un numero crescente di visitatori e a esigenze sempre più simili a quelle dell’hospitality tradizionale. Un esempio riguarda il ricorso più frequente agli elicotteri per il trasporto di viveri e rifornimenti, una soluzione che facilita la gestione delle strutture in quota ma che comporta anche un maggiore impatto ambientale.

Di recente, inoltre, ha fatto molto parlare un caso che ha coinvolto il Rifugio Friedrich August, in Val di Fassa, in Trentino-Alto Adige, dove la popolarità sui social network dei loro krapfen alla crema ha provocato la formazione di una lunga fila, unita a resse e affollamenti, ai piedi del Sassolungo – una della vetta principali delle Dolomiti.

Cosa c'entrano i social media in tutto questo

Secondo gli esperti, la crescente popolarità delle località montane tra persone non tradizionalmente avvezze alla montagna è legata anche e soprattutto alle dinamiche tipiche dei social: la visibilità ottenuta da certe località montane su piattaforme come Instagram e TikTok può far sì che luoghi in origine relativamente poco conosciuti diventino mete altamente desiderate, concentrando progressivamente i visitatori in un numero ristretto di località.

A questo fenomeno si aggiunge l'uso sempre più massiccio degli strumenti di intelligenza artificiale per organizzare le vacanze, che se utilizzati in maniera approssimativa possono finire per riproporre le destinazioni più note e recensite, incentivando ulteriormente l'overtourism. Resta il fatto che in molte località montane italiane ci sono ancora tantissimi luoghi e percorsi poco frequentati, anche durante l'alta stagione e nei fine settimana, proprio perché – per una serie di ragioni – queste aree non godono della stessa visibilità online tipica delle mete più popolari.

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