Le spiagge italiane sono invase dai content creator Per colpa del turismo di massa

Le spiagge italiane sono invase dai content creator Per colpa del turismo di massa

Lo scorso anno il governo delle isole Baleari – l'arcipelago spagnolo che comprende isole come Maiorca, Ibiza, Minorca e Formentera, visitate ogni anno da centinaia di migliaia di turisti – ha interrotto la collaborazione con alcuni content creator che promuovevano le destinazioni locali. L'obiettivo dell'iniziativa era distribuire il flusso di visitatori verso le aree meno frequentate dell'arcipelago, alleggerendo così l'overtourism tipico delle mete più note; tuttavia, i turisti hanno cominciato ad affluire in massa anche nelle zone remote promesse sui social network, in numeri ben oltre le aspettative, con ricadute significative sull'ambiente circostante.

I social network, del resto, tendono per loro natura ad alimentare il turismo di massa, incoraggiando – più o meno indirettamente – la logica tipica dei viaggi "mordi e fuggi". Di recente, uno studio condotto da Europe Private Tours – agenzia portoghese specializzata in tour privati di lusso in Europa – ha analizzato i dati degli hashtag su Instagram per stilare una classifica delle spiagge europee più condivise sui social network. Pubblicare ricerche di mercato è una pratica sempre più diffusa tra le agenzie e i portali di viaggio, che usano questi report anche e soprattutto come strumento di comunicazione. In cima alla classifica, con un distacco netto su tutte le altre, si trova Oludeniz, in Turchia, con quasi un milione di hashtag associati. Al secondo e terzo posto si collocano Navagio Beach, in Grecia, e Golden Beach, a Cipro. La classifica continua poi con Nissi Beach, di nuovo a Cipro, e la Scala dei Turchi, in Sicilia – che conta quasi 250mila hashtag associati.

L'Italia è la nazione con il maggior numero di spiagge presenti nella classifica di Europe Private Tours, con ben undici location censite tra le prime 69 posizioni. La Sicilia ne conta tre: oltre alla Scala dei Turchi, ci sono San Vito Lo Capo e Cala Rossa. La Sardegna è la regione più rappresentata, con cinque spiagge: La Pelosa, Cala Luna, Cala Goloritze, Tuerredda e Cala Coticcio. Nel ranking compaiono poi Tropea, in Calabria, e il Fiordo di Furore in Costiera Amalfitana, in Campania.

Il caso della Scala dei Turchi

@gracegarrity This place was unreal. Make sure to book tickets ahead of time! #fyp #sicily #scaladeiturchi Knockin' on Heaven's Door - Bob Dylan

Non stupisce che la Scala dei Turchi sia in cima alla classifica stilata da Europe Private Tours: negli ultimi anni è diventata una delle principali attrazioni turistiche della provincia di Agrigento e della Sicilia, ed è stata scelta come ambientazione di numerosi film e serie TV. Si tratta di una suggestiva scogliera di roccia bianca il cui nome deriva sia dalla sua forma, simile a una grande scalinata modellata nei secoli dall’azione di vento e mare, sia dalla tradizione secondo cui, nel Sedicesimo secolo, i pirati saraceni (impropriamente chiamati “turchi” dalla popolazione locale) la utilizzassero come punto di approdo per le loro incursioni sull’isola.

L’aumento dei flussi turistici verso la Scala dei Turchi ha accelerato i fenomeni di erosione e provocato alcuni cedimenti della scogliera. Per questo motivo, e a causa di una controversia legale sulla proprietà dell’area, nel febbraio 2020 la Procura di Agrigento ne dispose il sequestro preventivo, vietandone l’accesso ai visitatori. Nonostante il divieto, numerosi bagnanti e turisti hanno continuato a frequentare la località, soprattutto al tramonto, quando i controlli erano meno frequenti. Oggi le dispute legali si sono concluse e la Scala dei Turchi è un bene pubblico con accesso regolamentato.

Quanto è importante il turismo per l'Italia

@skytg24 Il settore turistico è giunto a un punto di svolta. Due strade: declino o rigenerazione. Il modo di viaggiare è cambiato, aumenta la quantità di viaggi ma cambia anche la qualità dei viaggiatori, come esemplificato dal concetto di #CheckListEra. Per superare questa fase in cui l'esperienza turistica è vissuta come una lista della spesa, che mette sotto pressione luoghi e abitanti, occorre mettere al centro i custodi dei luoghi che amiamo visitare. Ne abbiamo parlato con @rubensantopietro , Ceo di @visititaly . L'articolo completo di Federica De Lillis ( @f_deliss ) è su #SkyInsider #overtourism #news #skytg24 original sound - Sky tg24

Nella politica italiana il turismo gode da tempo di una considerazione molto elevata: viene spesso descritto come uno dei settori più preziosi dell’economia e come uno degli ambiti su cui puntare per favorire la crescita del Paese. In realtà si tratta di un comparto caratterizzato da numerose criticità: è poco dinamico, frammentato, con scarsa concorrenza, limitate possibilità di innovazione, condizioni di lavoro spesso pesanti e salari piuttosto bassi. Inoltre esercita una forte pressione sui territori e sulle risorse locali. Per queste ragioni, molti economisti ritengono che non sia il settore su cui concentrare le principali strategie di sviluppo per il futuro.

Il turismo vale circa il 6% del PIL italiano e arriva a circa il 13% se si considerano anche le attività strettamente collegate, come la ristorazione e i trasporti. Si tratta quindi di un comparto rilevante sia per il suo peso economico sia per il numero di persone che impiega, ma questo non basta a renderlo decisivo per la crescita del Paese. Per valutare l’importanza strategica di un settore bisogna considerare anche la sua capacità di attrarre investimenti, aumentare la produttività, favorire l’innovazione e creare occupazione qualificata e ben retribuita. Da questo punto di vista il turismo mostra limiti strutturali che non dipendono soltanto dalla qualità dell’imprenditoria italiana, ma dalle caratteristiche stesse del settore.

Questo non significa che l’Italia debba smettere di investire nel turismo, che rimane un settore importante per l’economia nazionale. Gli economisti sono però concordi nel sostenere che i governi dovrebbero destinare una quota maggiore di risorse ai comparti con un più alto potenziale di crescita della produttività, come l’industria, i settori tecnologici e i servizi finanziari. In questi mercati, infatti, le prospettive di sviluppo sono generalmente migliori: aumentano gli investimenti, crescono i salari, si creano posti di lavoro più qualificati e, nel complesso, il contributo alla crescita economica e al benessere della società è maggiore.

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