Come l’Apple Developer Academy ha decodificato Napoli nss edicola e J’Adore Napoli presentano “Napoli-coded: I 10 anni di Apple Developer Academy”, un progetto che festeggia i dieci anni dell’accademia di Cupertino

Come l’Apple Developer Academy ha decodificato Napoli nss edicola e J’Adore Napoli presentano “Napoli-coded: I 10 anni di Apple Developer Academy”, un progetto che festeggia i dieci anni dell’accademia di Cupertino

Per molti, Napoli continua a essere sinonimo di mare, tradizione culturale e «vita lenta». Un immaginario potente che ha contribuito a costruire il fascino internazionale della città, ma che spesso finisce per raccontarne soltanto una parte. Negli ultimi anni, infatti, la città partenopea ha sviluppato una dimensione meno visibile ma altrettanto significativa, legata all’innovazione, alla ricerca e alla formazione tecnologica: una Silicon Valley tutta italiana. A battezzare il fenomeno c’è stata la primissima Apple Developer Academy in Europa, aperta nel 2016, che ha consolidato il riconoscimento del potenziale della città e del suo ecosistema universitario. 

In quasi dieci anni, l’Apple Developer Academy ha accolto migliaia di studenti provenienti da decine di Paesi, contribuendo alla crescita di una nuova generazione di sviluppatori, imprenditori e professionisti del digitale. L’impatto del progetto ha coinvolto il territorio, il tessuto universitario e la percezione stessa della città, dimostrando come innovazione e identità locale possano convivere senza contraddirsi. È proprio da questa prospettiva che nasce Napoli-coded: I 10 anni di Apple Developer Academy, il progetto realizzato da nss edicola insieme a J’Adore Napoli dedicato alla Apple Developer Academy. Attraverso le testimonianze di studenti, alumni e figure chiave dell’Academy, abbiamo cercato di raccontare una Napoli diversa da quella che compare abitualmente nelle cartoline. Una città che continua a essere profondamente se stessa, ma che nel frattempo è diventata anche un luogo capace di attrarre talenti internazionali, generare opportunità e immaginare nuovi futuri. Perché oggi codificare Napoli significa raccontare tutte le sue anime, comprese quelle che si nascondono dietro lo schermo di un computer.

Giorgio Ventre 

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Per l'occasione, abbiamo parlato con Giorgio Ventre,  Professore Ordinario di Sistemi per l’Elaborazione delle Informazioni dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Da giugno 2016 è il Direttore Scientifico della Apple Developer Academy, un'iniziativa di formazione nell’area della Digital Transformation unica in Europa.

L'Apple Developer Academy è diventata ormai una realtà consolidata all'interno dell'Università Federico II. Come è nato questo progetto?

È stato molto bello perché, a partire da gennaio, abbiamo avuto la prima visita degli amici di Apple e, già a febbraio, abbiamo iniziato a ragionare concretamente su dove realizzare il progetto. Abbiamo iniziato a visitare diversi siti a Napoli e ad un certo punto dicemmo ad Apple: «Perché non venite a casa nostra?».

Avevamo questo campus che era stato inaugurato l'anno precedente. Una soluzione ideale in quanto avevamo previsto alcuni spazi destinati a laboratori e attività sviluppate in collaborazione con le aziende. Vennero a fare un sopralluogo e l'idea piacque immediatamente. Del resto significava poter stare molto più a contatto con gli studenti rispetto a qualsiasi altra soluzione che si sarebbe potuta immaginare. Nel giro di pochi mesi riuscimmo a partire con la prima edizione dell'Academy, nella struttura che oggi occupa circa quattromila metri quadrati.

Al di là degli spazi, stiamo parlando di Napoli. Pensa che il rapporto tra la città, gli studenti e una comunità internazionale proveniente da tutto il mondo rappresenti un valore aggiunto per lo sviluppo delle idee e dei progetti?

Assolutamente sì. Su questo ci siamo trovati immediatamente in sintonia con Apple. Non soltanto sugli aspetti tecnologici, ma anche su quelli metodologici, cioè sull'idea di innovare il modo di insegnare e apprendere. C'era però un terzo elemento, forse il più importante: l'impatto sociale. Il sito in cui ci troviamo era quello dell'ex Cirio, uno stabilimento che occupava migliaia di lavoratori e rappresentava un punto di riferimento per il territorio. Questa è una delle poche zone di Napoli che gli americani definirebbero blue collar. Quando la Cirio chiuse, il quartiere perse molto più di un'azienda. A questo si aggiunsero gli effetti del terremoto, che portò qui molte famiglie trasferite dal centro storico. Per questo, fin dall'inizio, ci è stato chiaro che la presenza dell'università e successivamente di Apple avrebbe dovuto produrre un impatto positivo sulla comunità.

E quell'impatto c'è stato. All'inizio è stato soprattutto simbolico: le famiglie entravano nel campus, portavano i bambini nei giardini e iniziavano a percepire l'università come un luogo accessibile. Poi la trasformazione è diventata concreta. Gli studenti provenienti da tutto il mondo hanno iniziato a vivere il quartiere, affittando case, frequentando negozi e servizi locali. Abbiamo scelto di non avere una mensa interna proprio per favorire questo scambio con il territorio. Nel tempo sono arrivate anche le aziende, interessate a collaborare con noi e ad assumere i nostri studenti, alcune delle quali hanno scelto di trasferirsi nelle immediate vicinanze del campus. Questo dimostra come la presenza di una comunità internazionale possa generare valore, creare opportunità e contribuire alla crescita dell'intero ecosistema locale.

Portiamo spesso a Napoli brand del lusso, dello sport e realtà internazionali. Oggi percepiamo un interesse enorme nei confronti della città. Ti chiedo: questa nuova stagione di successo ha reso Napoli troppo turistica oppure ha rappresentato un'opportunità?

Napoli è una città estremamente attrattiva perché riunisce caratteristiche difficili da trovare tutte insieme: un patrimonio naturale straordinario, una storia millenaria e una stratificazione culturale unica, frutto dell'incontro tra popoli e tradizioni diverse. È quindi naturale che una città con queste caratteristiche attiri visitatori da tutto il mondo. Il problema è che per molto tempo non siamo stati preparati a governare la crescita dei flussi turistici e le trasformazioni urbane che ne sono derivate. Oggi si vedono gli effetti di questo sviluppo rapido, anche se l'amministrazione cittadina sta cercando di affrontare il tema con maggiore attenzione alla pianificazione. Napoli è una città fatta di zone molto diverse tra loro e alcune periferie sono ancora isolate.

Quartieri come Ponticelli o Barra soffrono da anni di collegamenti insufficienti e di una minore disponibilità di servizi e opportunità. In questi contesti il boom turistico produce un effetto ambivalente: da una parte genera ricchezza e occupazione, dall'altra può rendere meno attrattivo il percorso scolastico. Per questo stiamo lavorando insieme a scuole e associazioni. In fondo il tema centrale resta sempre lo stesso: fare innovazione con un forte impatto sociale. L'Academy è un progetto profondamente glocal: funziona perché è radicata nel territorio ma allo stesso tempo accoglie studenti provenienti da tutto il mondo. La vera sfida è diventare parte della città e permettere alla città di diventare parte di te.

Stefano De Rosa 

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Stefano, è il cofondatore 24enne di Parts, una startup nata per ripensare l’accesso alla cultura. Mentre studiava Economia all’Università, ha partecipato al programma Foundation che, dice, gli ha cambiato la vita. Ha poi deciso di iscriversi all’Academy, dove ha conosciuto cinque dei sei fondatori della sua attuale startup. Ha frequentato il programma Pier e ha preso parte a un'esperienza in Africa, dove per un anno ha coordinato un gruppo di cinque developer per una ONG a Zanzibar. Di quell'esperienza ricorda ancora la straordinaria sinergia e sintonia che univano il team, accomunato dall'obiettivo di sviluppare strumenti per l'emancipazione femminile. Il legame nato durante l'Academy è proseguito anche negli anni successivi, alimentando un confronto costante e una collaborazione continua. Da questa esperienza è nato Parts, inizialmente concepito come un'audioguida per persone non vedenti e ipovedenti e oggi evoluto in un supporto digitale per le visite museali, pensato per migliorare la fruizione e l'esperienza dei visitatori attraverso un forte focus su accessibilità e interattività.

Cosa ha rappresentato per te il percorso alla Apple Developer Academy, sia a livello  personale che professionale?  

Una svolta. L’Apple Developer Academy ha completamente cambiato la visione che avevo del mio futuro, aprendomi gli occhi verso il mondo. Per la prima volta infatti, ho avuto modo di conoscere persone provenienti da ogni angolo del globo, ascoltare le loro storie, conoscere tradizioni e culture diverse. Dal punto di vista professionale, lavorare in team con persone “high-skilled” e con esperti coder e designer, mi ha permesso di realizzare una cosa: tutto è possibile. Ad oggi, l’Academy rappresenta un capitolo centrale della mia storia e motivo di grande orgoglio.

C’è un luogo di Napoli che associ particolarmente al tuo periodo alla Apple Developer  Academy o che senti abbia avuto un ruolo importante nel tuo percorso?  

Esiste un legame viscerale che unisce chi nasce a Napoli alla propria terra, un sentimento che ho sempre cercato di trasmettere ai miei amici devs dell’Academy. Quando mi chiedevano cosa visitare, la mia mente scappava sempre verso un punto preciso: Marechiaro. Accompagnare colleghi da tutto il mondo in quell'angolo di paradiso, vederli disarmati davanti alla bellezza del mare "in città", è un'emozione che non dimenticherò mai. Porto ancora dentro le parole di Pedro, un amico messicano con cui ho condiviso tantissimo: «Adesso capisco perché vuoi vivere qua, siete fortunatissimi». Aveva ragione. Perché Marechiaro non è solo un panorama; è la risposta alla domanda sul perché, alla fine, scegliamo sempre di restare.

Come vedi ora la tua vita dopo la Apple Developer Academy?

Dovrò rimboccarmi le maniche: ho fondato la mia startup, Parts, forse anche con quell’inconsapevolezza e incoscienza tipiche della mia età. Non so cosa mi riserverà il futuro, ma c'è un concetto che tengo sempre a mente: i risultati intermedi. È una domanda che mi pongo spesso: se oggi dovessi fermarmi e lasciare tutto, cosa mi porterei a casa? Le risposte che trovo sono il motore del mio agire. Lavorare a questo progetto mi garantisce un bagaglio di competenze e un'energia tali che, a prescindere dall'esito, l'investimento sulla mia crescita personale è già enorme. In un'ottica di lifelong learning, sento di star andando nella direzione giusta. 

Alessandro Cacace 

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Alessandro, 23enne di Piano di Sorrento, frequenta la Apple Developer Academy ed è uno dei 4 Distinguished Winners Italiani della Swift Student Challenge di quest'anno, con il suo playground HandRise, pensato principalmente per la riabilitazione della micromotricità e mobilità di chi ha avuto un ictus e, in generale, per le persone con emiplegia o disturbi motori fini neurologici. Alessandro spiega come l'accessibilità sia stata "il principio fondamento dell'app", ispirata da suo zio, un uomo attivo e infaticabile che ha perso l'uso del suo lato sinistro dopo un ictus. Alessandro ha usato le sue competenze come sviluppatore per aiutare suo zio nel percorso di recupero, cercando di renderlo più stimolante e gratificante. 

Cosa ha rappresentato per te il percorso alla Apple Developer Academy, sia a livello personale che professionale?

Per me l'Academy è stata un vero e proprio punto di svolta. Venendo da un percorso in Ingegneria Informatica, mi portavo dietro un bagaglio teorico enorme, ma sentivo che mi mancava una parte pratica fondamentale. Spesso noi universitari usciamo dagli studi con la sensazione paradossale di sapere tantissimo ma non saper fare nulla di concreto. L'Academy ha ribaltato questo paradigma: mi ha spinto costantemente a mettermi in gioco, a sperimentare e a sbagliare senza paura. Inoltre, mi ha dato competenze trasversali fondamentali: ho superato la barriera del public speaking e, soprattutto, ho imparato cosa significa davvero lavorare in team, viaggiare in sintonia verso lo stesso obiettivo, qualcosa che l'università non ti insegna.

A livello personale, invece, mi sono ritrovato immerso in un ambiente totalmente internazionale, parlando inglese ogni giorno e confrontandomi con persone provenienti da tutto il mondo. E poi, l'Academy mi ha dato la spinta per fare quel salto nel vuoto che si è trasformato in un sogno: partecipare alla Swift Student Challenge. Vincere come Distinguished Winner – rientrando tra i migliori 50 al mondo – ed essere invitato all'Apple Park per la WWDC è qualcosa che non avrei mai nemmeno osato immaginare. Senza l'ecosistema dell'Academy e la mentalità che mi ha trasmesso, tutto questo non sarebbe mai successo.

C'è un luogo di Napoli che associ particolarmente al tuo periodo alla Apple Developer Academy o che senti abbia avuto un ruolo importante nel tuo percorso?

Il primo pensiero va inevitabilmente al Campus di San Giovanni a Teduccio. Potrebbe sembrare una risposta ovvia, soprattutto perché ci ho passato anche gli anni dell'università, ma l'Academy mi ha permesso di viverlo e guardarlo da una prospettiva totalmente nuova. È un posto incredibile, un “frammento di America" catapultato nel cuore di Napoli.

Come vedi ora la tua vita dopo la Apple Developer Academy?

La vedo con una lucidità e un’energia che prima non avevo. L'Academy non mi ha solo preparato tecnicamente; mi ha trasmesso una mentalità ambiziosa, l'impulso costante a puntare sempre più in alto e a non accontentarmi, a spingere sempre un po' più in là i miei limiti. Il mio "dopo" in realtà è già iniziato: mi trovo a Cupertino, dove sono appena arrivato per vivere quel sogno chiamato Apple Park e WWDC 2026. Guardare da vicino il cuore pulsante di tutto questo non è un punto d'arrivo, ma il trampolino di lancio ideale. Tornerò da questa esperienza con un bagaglio ancora più grande, pronto a prendermi il mio spazio nel mondo, forte della consapevolezza che ho costruito qui e delle radici che ho lasciato a Napoli.

Ravi Heyne

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Ravi, originario di Portland, si è trasferito in Italia per entrare all’Apple Developer Academy, dopo aver frequentato per un anno una business school e aver preso un anno sabbatico durante il periodo del Covid. La sua storia racconta due aspetti fondamentali: da un lato il ruolo dell’Academy nel sensibilizzare sul tema dell’accessibilità e su come la tecnologia possa contribuire concretamente a migliorare la vita delle persone; dall’altro Napoli vista attraverso gli occhi di uno studente internazionale che, alla fine del suo percorso, ha scelto di restare a vivere nella città.

Che cosa ha rappresentato per te l’Apple Developer Academy, a livello personale e professionale?

A livello personale, l’Apple Developer Academy di Napoli ha segnato una vera svolta nella mia vita. Infatti, mentre studiavo negli Stati Uniti, ho iniziato a rendermi conto che il percorso universitario tradizionale non era davvero adatto a me. Mi sentivo bloccato e desideravo qualcosa di più significativo, concreto e connesso al mondo reale. Dal punto di vista professionale, l’Academy mi ha dato l’opportunità di specializzarmi, sviluppare software con uno scopo preciso e imparare attraverso un approccio più pratico. Lasciare l’università è stato un rischio, ma avevo la sensazione che mi avrebbe portato verso qualcosa di importante. L’Academy mi ha fatto conoscere persone straordinarie, mi ha permesso di acquisire nuove competenze e ha creato opportunità che hanno davvero cambiato la mia vita.

C’è un luogo di Napoli che associ particolarmente al tuo percorso all’Academy o che ha avuto un ruolo importante nella tua esperienza?

Molti studenti di Napoli conoscono Piazza Bellini come il cortile di casa propria: è il luogo in cui ci si incontra con gli amici, si trascorrono ore a chiacchierare e si vive la vera vita notturna italiana. Ogni mattina prendevo un caffè a Bellini e poi salivo sul mio scooter per raggiungere l’Academy. Era il modo perfetto per iniziare la giornata: un luogo pieno di energia e di persone interessanti.

Com’è la vita dopo l’Academy?

Quella che era iniziata come un’opportunità formativa si è trasformata in un cambiamento molto più profondo. Grazie alla Future Fair, l’evento di placement organizzato a fine anno , ho ottenuto un’opportunità professionale che mi ha permesso di restare a Napoli, una città che nel tempo è diventata una vera casa. Oggi continuo a lavorare con molti amici conosciuti all’Academy, sviluppando applicazioni moderne sia per aziende sia per il mercato consumer attraverso MMN e per il mio studio di sviluppo, Vito Software.

Claudia De Luca 

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Claudia De Luca, di origini napoletane, si è laureata a 24 anni in ingegneria informatica all’università Federico II e ha da poco deciso di trasferirsi a Madrid, per lavorare come software development engineer per Amazon. Claudia ha frequentato l’Academy durante l’anno 2023-2024 e con il suo team aveva creato SongSphere, un’app per divertirsi insieme indovinando le canzoni.  L’Academy le ha dato la possibilità di essere esposta alle dinamiche collaborative del mondo del lavoro reale, cosa che, unita alle competenze che ha rafforzato in ambito sviluppo, le ha permesso di essere selezionata da una grande multinazionale. 

Cosa ha rappresentato per te il percorso alla Apple Developer Academy, sia a livello personale che professionale?

Non avevo competenze pratiche nello sviluppo software. Ero anche una persona molto timida, insicura della mia scelta universitaria, soprattutto perché mi ero sempre sentita dire frasi che svalutavano il mio percorso e, in alcuni casi, avevano alimentato in me il dubbio di non essere abbastanza. L'Academy, dal punto di vista personale, mi ha aiutata a credere in me stessa, lavorando con team che si sono fidati di me, come quello di Songsphere, che mi ha fatto scoprire capacità che io stessa non riuscivo ancora a riconoscere.

Il fatto che il nostro impegno sia stato notato, fino ad arrivare alla presentazione finale on stage dell'anno 2023-24 e alla selezione per un periodo di incubazione presso la Fabbrica dell'innovazione Italiana, è stato per me una conferma importantissima. Professionalmente invece mi ha dato un mindset nuovo: un approccio orientato al problem solving e alla collaborazione. È anche grazie ai progetti sviluppati, al lavoro di squadra e alla fiducia acquisita che, dopo la laurea, ho avuto l'opportunità di trasferirmi a Madrid per lavorare in Amazon come Software Development Engineer. Oggi posso dire che senza l'Apple Developer Academy probabilmente non sarei dove sono.

C’è un luogo di Napoli che associ particolarmente al tuo periodo alla Apple Developer Academy o che senti abbia avuto un ruolo importante nel tuo percorso?

Sicuramente il luogo che associo di più al mio periodo alla Apple Developer Academy è il campus di San Giovanni: è nei giardini del campus, durante una pausa pranzo, che è nata l'idea di SongSphere. Ed è sempre lì che ho incontrato persone che oggi fanno ancora parte della mia vita. Altri due luoghi che collego a quel periodo sono Ostello Bello e Piazza Bellini, punti di ritrovo per tanti studenti di quell'anno. Erano posti in cui continuavano le conversazioni iniziate in aula, dove si creavano legami, idee e ricordi. Avendo amici provenienti da tante parti del mondo, ho avuto la possibilità di guardare Napoli con occhi diversi, quasi da turista. Li ho accompagnati in luoghi iconici della città che, pur essendo napoletana, non avevo mai davvero vissuto o visitato. In questo senso, l'Academy mi ha fatto scoprire anche una nuova Napoli: più internazionale, più condivisa e, per certi versi, più mia.

Come vedi ora la tua vita dopo la Apple Developer Academy?

Oggi vedo la mia vita con più consapevolezza e più vicina a ciò che desideravo diventare. L'Academy mi ha lasciato molto più di competenze tecniche: mi ha lasciato un modo diverso di affrontare le sfide, nel lavoro e nella vita privata. Guardo al futuro con orgoglio, ma anche con gratitudine, perché quel percorso mi ha dato gli strumenti e la fiducia per costruire la strada che sto percorrendo. Professionalmente, vedo la mia vita come l'inizio di un percorso internazionale e stimolante. L'opportunità di trasferirmi a Madrid e lavorare in Amazon rappresenta per me una conferma concreta di quanto l'Academy abbia inciso sulla mia crescita. Oggi mi vedo finalmente nel posto giusto, con la consapevolezza che quella frase, "girls can't do that", non mi appartiene più.

Mariangela Tricarico & Natalia Pau 

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Frequentare la Apple Developer Academy nell’anno 2018-2019 è stata un’esperienza che ha cambiato la vita a Mariangela, ingegnere dell’automazione, e a Natalia, ingegnere biomedico. Ha segnato l'inizio della loro amicizia e di una collaborazione professionale, che ha portato alla creazione del loro primo progetto imprenditoriale e all'avvio di un nuovo capitolo lavorativo proprio quest'anno. Ora mettono a frutto le loro competenze nello sviluppo di app per servire clienti in Italia e all'estero. Entrambe originarie del Sud Italia, Mariangela dalla Puglia e Natalia dalla Sardegna, si sono innamorate di Napoli e hanno deciso di stabilirsi definitivamente in questa città, circondate dal mare, dall'energia e dal calore umano che la caratterizzano. Sono più determinate che mai a far crescere la loro attività, a creare maggiori opportunità di lavoro nel Sud Italia.

Cosa ha rappresentato per te il percorso alla Apple Developer Academy, sia a livello personale che professionale?

Mariangela: Per entrambe il percorso dell'Academy ha avuto un significato e un impatto importante a partire dai nostri studi. Natalia è arrivata a Napoli dopo essersi laureata da poco in ingegneria biomedica, mentre io mi trovavo nel mezzo della mia carriera universitaria in ingegneria dell'automazione. Entrambe cercavamo nuovi punti di vista e stimoli rispetto a tutto ciò che avevamo studiato sui libri fino a quel momento.

Natalia: Dopo anni a studiare numeri e formule per comprendere meglio il mondo, l'Academy mi ha restituito una dimensione più umana e più creativa. Mi ha insegnato a pormi le domande giuste, empatizzando con i problemi altrui. Sono strumenti che mi porto dietro ogni giorno.

Mariangela: Studiavo ingegneria a Napoli ed ero molto indecisa sul mio futuro, ma con l'inizio di questo percorso la direzione che volevo prendere è diventata finalmente chiara. È stato un ambiente in cui mi sono sentita ascoltata e valorizzata.

Cè un luogo di Napoli che associ particolarmente al tuo periodo alla Apple Developer Academy o che senti abbia avuto un ruolo importante nel tuo percorso?

Curiosamente quando pensiamo ai luoghi di Napoli che hanno un ricordo speciale legato a quel periodo, ricordiamo entrambe il campus della Apple Developer Academy e al percorso che ci ha portate fin lì, durante il quale abbiamo conosciuto molte delle persone che oggi possiamo chiamare famiglia.

Come vedi ora la tua vita dopo la Apple Developer Academy?

Mariangela: Sono passati anni dalla fine dell'Academy e nessuna delle due si sente "arrivata", nel senso migliore del termine. L'Academy per noi è stata una tappa, non un traguardo. E probabilmente è proprio questo che ci ha tenute in movimento.

Natalia: Fatico a definirmi "realizzata" perché vivo ogni giorno con la voglia di scoprire ciò che mi porterà il giorno dopo. Ma so di essere felice di questo percorso, dove la curiosità è la mia bussola.

Mariangela: L'Academy mi ha aperto porte che forse non avrei trovato altrove e mi ha dato gli strumenti per guardare al futuro con una mentalità più pratica, orientata al problem solving e internazionale. Ancora oggi sto continuando a scrivere la mia storia grazie agli strumenti, alle esperienze e alle persone che l'Academy mi ha lasciato.

Alessia Andrisani

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Alessia ha partecipato nel 2020 al Foundation Program offerto dalla sua università, l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Durante il percorso di Laurea Magistrale in Lingue è entrata per la prima volta in contatto con la programmazione, sviluppando un forte interesse per il mondo della tecnologia. Questo l’ha portata a candidarsi all’Apple Developer Academy, dove è stata ammessa e successivamente selezionata anche per il secondo anno, frequentando il Pier Program. Oggi lavora come Senior Account Executive Project Manager presso una multinazionale leader nel settore della comunicazione e dei servizi per l’industria farmaceutica.

Cosa ha rappresentato per te il percorso alla Apple Developer Academy, sia a livello personale che professionale?

La Apple Developer Academy per me ha rappresentato un nuovo inizio dopo aver completato la laurea magistrale in lingue. A livello personale, mi ha permesso di conoscere persone incredibili, alcune provenienti da paesi lontani, con cui ho vissuto avventure ed emozioni che porterò sempre nel cuore. A livello professionale, l'Academy è stata determinante nel dare forma e direzione alla mia carriera lavorativa, permettendomi di esplorare strade diverse e di avvicinarmi a un campo che inizialmente credevo lontanissimo dal mio background umanistico. 

C'è un luogo di Napoli che associ particolarmente al tuo periodo alla Apple Developer Academy o che senti abbia avuto un ruolo importante nel tuo percorso?

Se penso al mio periodo in Apple Developer Academy, penso sicuramente al campus di San Giovanni che ospita l'Academy e alle ore passate in cortile con una pizza o nei Lab (gli spazi dell'Academy) che ci hanno visti riuniti in team e che sono stati teatro dei nostri brainstorming, delle nostre "Challenge" e dei tanti traguardi raggiunti durante il nostro percorso. Ogni luogo di quel Campus è stato fondamentale, contribuendo a rendere speciale e indimenticabile ogni giorno trascorso lì.

Come vedi ora la tua vita dopo la Apple Developer Academy?

La mia vita dopo l'Academy ha preso una direzione che non avrei neanche pensato di poter considerare prima di studiare lì. Attualmente lavoro come Senior Account Executive presso una multinazionale che opera in ambito Pharma e se lavoro qui oggi è grazie all'Apple Academy. Non solo poiché ho conosciuto l'azienda presso cui lavoro attualmente proprio durante l'evento conclusivo che si tiene ogni anno in Academy (la Future Fair), ma anche poiché grazie al metodo dell'Academy, che ci permette di esplorare liberamente e metterci alla prova con diversi ruoli, ho capito che il Project Management poteva essere parte del mio futuro. Penso di poter dire che l'Apple Developer Academy per me sia stata fondamentale nell'indirizzare il mio futuro lavorativo, rappresentando l'allineamento perfetto tra i miei studi linguistici e il mondo tech.

Gli studenti dell'Apple Developer Academy 

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Raffaella Ruggiero, Sana Ravan, Abbas Yousefzadeh, Nima Khodarahmi, Martina Maria Bruno, Shantia Azizian

Che cosa ha rappresentato per voi l'Apple Developer Academy, sia a livello professionale che personale?

Shantia Azizian: Partirei dall'aspetto personale. In generale è stato un percorso straordinario. Ho vissuto molti cambiamenti e, per me, l'intera esperienza dell'Academy è stata soprattutto una questione di trasformazione. È stato un percorso fatto di piccoli passi, di crescita costante. Se dovessi riassumere ciò che l'Academy rappresenta per me in una sola parola, direi sicuramente cambiamento. Dal punto di vista professionale è più difficile dare una risposta precisa, ma credo che l'impatto personale dell'Apple Developer Academy rimarrà con me ancora più di quello professionale. Naturalmente ho imparato moltissimo. Era la mia prima esperienza a contatto con le tecnologie Apple e con questo tipo di ambiente, ed è uno dei motivi per cui l'ho apprezzata così tanto.

Raffaella Ruggiero: Per me è stato un cambiamento enorme. In un certo senso è stata una rivalsa personale. Arrivo da tredici anni di lavoro in un settore completamente diverso e non avevo alcun legame con questo mondo. Mi sono diplomata in ritardo e, a un certo punto, alcune persone mi hanno incoraggiata a provarci. Mi hanno detto: «Puoi farcela». Per me è stato davvero un cambiamento di vita.

Nima Khodarahmi: Per me è stata un'esperienza importantissima perché ho sempre amato il design, anche prima di entrare all'Academy. Tuttavia non avevo mai avuto l'opportunità di lavorare professionalmente su progetti reali. Era sempre stata una passione personale, qualcosa che facevo per me stesso. All'Academy, invece, ho avuto la possibilità di applicare concretamente queste competenze. Attualmente, ad esempio, sto lavorando al design di un autobus. In quasi tutte le challenge a cui ho partecipato mi sono occupato della progettazione delle icone e degli elementi visivi. In quest'ultimo progetto Sana ha lavorato su una parte del design, mentre io ho realizzato il logo dello studio e molti altri elementi grafici. È stato un percorso davvero bellissimo.

Avete dei ruoli specifici all'interno del team? Come dividete il lavoro e le competenze?

Raffaella Ruggiero: Sì. Martina Maria Bruno è la nostra Project Manager, Shantia Azizian si occupa principalmente della comunicazione, delle presentazioni e della parte espositiva del progetto, Abbas Yousefzadeh ed io siamo gli sviluppatori, mentre Sana Ravan e Nima Khodarahmi lavorano soprattutto sulla ricerca e sul design.

C'è un luogo di Napoli che associate particolarmente al vostro percorso all'Academy? Più in generale, qual è il vostro rapporto con la città? C'è qualcosa che vi lega in modo speciale a Napoli?

Martina Maria Bruno: Io sono calabrese e vivo qui da undici anni. Sono arrivata a Napoli per studiare e il mio percorso mi ha poi portata fino alla Developer Academy. Dico sempre che Napoli mi ha adottata. È una città di cui mi sono innamorata follemente dal primo giorno. Il centro storico è casa mia. Lo conosco come le mie tasche ed è probabilmente il luogo che rappresenta meglio il mio rapporto con questa città.

Sana Ravan: Io vengo dal sud dell'Iran. Vivere a Napoli non mi fa mai sentire uno straniero. Ci sono molte cose che mi ricordano il luogo da cui provengo: il modo in cui le persone vivono gli spazi pubblici, l'importanza della comunità e le relazioni umane molto forti. Per questo motivo mi sento molto a mio agio qui e sto davvero apprezzando la vita in città.

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Kasra Zarif, Alessia Villano, Iolanda D'Avino, Gennaro Biagino, Ivan Ferrara, Asad Raza e Nicola Persico

Qual è l'idea alla base del vostro hub e del vostro progetto?

Ivan Ferrara: Durante il periodo trascorso all'Academy abbiamo avuto l'opportunità di confrontarci con diverse associazioni e realtà del territorio per trovare spunti e direzioni progettuali su cui lavorare durante l'ultima challenge prevista dal nostro corso. Questi incontri ci hanno permesso di osservare da vicino differenti modalità di produzione e fruizione culturale, ma nel corso del processo ci siamo resi conto che volevamo sviluppare un'idea che rispondesse in maniera più diretta alla nostra visione e alle domande che ci stavamo ponendo come gruppo.

Abbiamo quindi deciso di intraprendere un percorso autonomo e costruire un progetto capace di affrontare una questione che sentivamo particolarmente urgente: l'accessibilità dell'arte e la possibilità per gli artisti emergenti di trovare nuovi spazi di visibilità al di fuori dei circuiti tradizionali. Da questa riflessione è nata Invisibilia, un'applicazione che permette di trasformare gli spazi pubblici in luoghi di esposizione artistica. L'obiettivo è rendere l'arte più accessibile, decentralizzata e integrata nella vita quotidiana delle persone.

C'è un luogo di Napoli con cui sentite una particolare connessione, sia rispetto al vostro progetto sia rispetto all'esperienza vissuta in Academy?

Kasra Zarif: Non particolarmente. Per questo è nata l'idea di costruire uno spazio aperto e inclusivo, in cui ciascuno possa assumere un ruolo diverso. Si può essere artisti, curatori oppure semplicemente persone interessate a scoprire nuove opere e nuove esperienze artistiche. Non sentiamo un legame esclusivo con un luogo specifico della città, il progetto nasce piuttosto dalla volontà di creare una rete che possa esistere ovunque.

Asad Raza: Penso che questo riassuma bene il cuore del progetto: immaginare  trasformare le strade in un museo digitale personale. Noi volevamo fare in modo che fosse l'arte a raggiungere le persone nei luoghi che abitano ogni giorno e tramutare qualsiasi spazio pubblico in un luogo di scoperta e di fruizione culturale. L'obiettivo è permettere all'arte di andare oltre i muri, oltre i confini e oltre le limitazioni imposte dagli spazi tradizionali.

Gennaro Biagino: In un certo senso stiamo cercando di riappropriarci dello spazio pubblico. Molti artisti emergenti non hanno accesso ai luoghi tradizionali dell'esposizione e spesso incontrano difficoltà nel mostrare il proprio lavoro, per questo motivo cerchiamo di creare nuove possibilità e nuove forme di visibilità

Qual è il vostro rapporto con Napoli? In particolare per chi non viene da qui.

Ivan Ferrara: Credo che l'Italia sia uno dei luoghi migliori in cui immaginare e sviluppare un progetto. Quando si parla di arte, architettura, pittura, scultura o patrimonio culturale, l'Italia rappresenta inevitabilmente un punto di riferimento. Da questo punto di vista, Napoli e il Sud Italia rappresentano un contesto estremamente stimolante, dove la cultura e la stratificazione storica convivono costantemente con la vita quotidiana.

Vorrei chiudere con una domanda sul futuro. Come immaginate la vostra vita dopo l'Accademia? Esiste una vita dopo l'Accademia?

Asad Raza: Molte cose sono ancora incerte. Tuttavia c'è una cosa che abbiamo già deciso: vogliamo continuare a lavorare insieme e portare avanti questo progetto anche oltre il percorso accademico. Se c'è qualcosa di cui siamo sicuri riguardo al futuro, è proprio questo. 

Volete aggiungere qualcosa sul vostro progetto, sul gruppo o sul percorso che avete vissuto qui in Accademia?

Asad Raza: Per me, che non vengo dall'Italia, questa esperienza ha rappresentato soprattutto la ricerca di una nuova casa. L'Academy ha avuto un ruolo fondamentale in questo processo. Mi ha permesso di incontrare persone con cui condividere interessi, idee e modi di vedere il mondo. Durante questo percorso ho conosciuto molte persone, ma credo di aver trovato il gruppo giusto proprio nell'ultima challenge. Le persone con cui sto lavorando oggi sono persone che non sostituirei con nessun altra. Alla fine, ciò che porto con me da questa esperienza è soprattutto questo: aver trovato una comunità, delle persone che oggi considero una famiglia. È stato un percorso lungo, ma sono davvero felice di averne fatto parte.

Photographer Emanuele Di Mare; DOP Simone Cioè; Ph. Assistant Francesco Aloisi
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