
25 Giugno 2026
Anche in italia sono arrivati i rifugi climatici Una misura per combattere queste temperature estreme
Le ondate di caldo estremo che stanno interessando numerosi Paesi europei hanno spinto molte amministrazioni locali ad adottare misure per ridurre i rischi legati alle alte temperature, potenziando per esempio l’assistenza alle persone più fragili. Tra le iniziative più diffuse c’è l’individuazione dei cosiddetti rifugi climatici, spazi accessibili a tutti dove trovare sollievo dal caldo. Si tratta di luoghi che consentono alle persone di trascorrere alcune ore in un ambiente più fresco, limitando l’esposizione prolungata al caldo intenso, che può avere conseguenze rilevanti sulla salute.
I rifugi climatici possono assumere forme diverse e rientrano nelle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici portati avanti dalle singole città. In questa categoria rientrano edifici pubblici come biblioteche, musei e centri commerciali dotati di aria condizionata, ma anche spazi privati aperti al pubblico. In altri casi vengono inclusi anche aree verdi come parchi e giardini pubblici. I rifugi climatici devono rispettare requisiti precisi legati alla sicurezza: non basta offrire temperature più basse rispetto all’esterno, ma devono garantire anche servizi essenziali come bagni accessibili, acqua potabile e condizioni minime di comfort ambientale.
Le strategie contro il caldo estremo delle città
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L’idea alla base dei rifugi climatici non è quella di costruire nuove infrastrutture dedicate, ma di valorizzare luoghi già esistenti all’interno del tessuto urbano. L’obiettivo è rendere più semplice per tutti individuare spazi freschi durante le ondate di calore, sfruttando infrastrutture pubbliche già presenti. Questo approccio consente alle amministrazioni di intervenire rapidamente nella gestione delle emergenze dovute al caldo estremo, riducendo tempi e costi di implementazione.
I rifugi climatici sono particolarmente importanti nell’ambito della sanità pubblica preventiva, perché aiutano a proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione. Tra queste rientrano bambini, anziani, persone con patologie croniche e soggetti con maggiore sensibilità alle alte temperature. Anche chi vive in condizioni economiche svantaggiate o non dispone di aria condizionata nella propria abitazione può beneficiare di questi spazi. Lo stesso vale per le persone senza fissa dimora, che spesso durante le ondate di calore si ritrovano in una condizione di fragilità ancora più marcata.
I rifugi climatici in Italia
Negli ultimi anni diverse grandi città, tra cui New York, hanno sviluppato reti strutturate di rifugi climatici urbani. Tra i casi più virtuosi c’è quello di Barcellona, che ha avviato questo progetto già nel 2020 e che oggi dispone di oltre 500 spazi riconosciuti ufficialmente – oltre il 90% della popolazione, inoltre, può raggiungere uno di questi luoghi in al massimo circa dieci minuti a piedi.
In Italia il tema dei rifugi climatici è entrato nelle politiche urbane di molte città solo nell’ultimo anno. A Bologna sono stati individuati 24 rifugi climatici, tra biblioteche pubbliche, parchi cittadini e centri di quartiere. A Firenze le aree censite sono 53, mentre a Napoli un’associazione locale ha identificato almeno 28 spazi utilizzabili. A Milano è stata creata una rete di oltre 100 «spazi freschi», che comprende aree verdi urbane e biblioteche. A Torino, città caratterizzata da una forte presenza di parchi pubblici, è stato invece definito un elenco di 19 centri climatizzati, dotati cioè di condizionatori e ventilatori, aperti per tutta la stagione estiva e ad accesso libero.



