La kombucha piacerà mai all'Italia? Una valida alternativa all'alcol che sembra piacere a tutti in giro per il mondo

La kombucha piacerà mai all'Italia?  Una valida alternativa all'alcol che sembra piacere a tutti in giro per il mondo

La kombucha, bevanda ottenuta dalla fermentazione del tè zuccherato, è diventata una delle bevande analcoliche più apprezzate tra i consumatori, soprattutto i più giovani occidentali. La sua crescita è legata anche al cambiamento delle abitudini di consumo: l’alcol è oggi percepito in modo più negativo rispetto al passato, soprattutto a causa delle crescenti preoccupazioni legate ai suoi effetti sulla salute. Molte persone cercano quindi alternative che offrano un’esperienza diversa dalle classiche bibite, senza però rinunciare a un prodotto con una forte identità.

La stessa GenZ mostra un interesse minore per il consumo eccessivo di alcol rispetto alle generazioni precedenti. In questo contesto, bevande come la kombucha hanno guadagnato una notevole popolarità tra gli under 30, essendo in grado di risultare alla moda senza però comportare gli effetti collaterali tipici dell’alcol. In tutto questo, il settore della kombucha ha assunto dimensioni considerevoli: nel 2025 il valore del mercato globale è stato stimato in circa 5 miliardi di dollari – cosa che ha attirato l’attenzione di produttori e investitori.

Dalle tradizioni asiatiche al successo internazionale

Nonostante abbia raggiunto popolarità in Occidente solo recentemente, la kombucha ha origini molto antiche. Da secoli fa parte delle tradizioni gastronomiche di diverse aree dell’Asia orientale, dove la fermentazione di alimenti e bevande è una pratica consolidata. La diffusione della kombucha nei Paesi occidentali risale agli anni Novanta e si deve in larga parte all’azienda statunitense GT’s Living Foods, che nel 1995 riuscì a portare la bevanda sugli scaffali della catena di supermercati Erewhon e, successivamente, nei punti vendita californiani di Whole Foods. Questa espansione distributiva contribuì in modo decisivo a far conoscere la kombucha a un pubblico sempre più ampio.

L’interesse delle grandi multinazionali arrivò più tardi. Nel 2016 Pepsi acquisì l’azienda californiana KeVita, che commercializzava anche kombucha, mentre nel 2018 Coca-Cola rilevò Organic & Raw, proprietaria del marchio australiano Mojo, che produce kombucha biologica. Oggi negli Stati Uniti la kombucha è considerata un prodotto di largo consumo ed è facilmente reperibile nelle principali catene di supermercati. In parte, la sua notorietà è stata favorita anche dall’influenza della cultura hipster, che ne ha sostenuto la diffusione negli anni precedenti. In Italia, invece, la presenza della bevanda rimane più limitata e si concentra soprattutto in alcuni supermercati particolarmente forniti e in locali con una forte identità.

In Italia, tra il 2024 e il 2026, la kombucha ha iniziato a ritagliarsi uno spazio più visibile rispetto al passato, anche se resta un prodotto di nicchia. La sua presenza è aumentata soprattutto nei negozi biologici, nelle catene specializzate in prodotti per il benessere e nei locali che puntano anche e soprattutto sui drink analcolici, dove viene proposta come alternativa alle bevande tradizionali. Anche la distribuzione online ha contribuito alla sua diffusione, rendendo più facile l’acquisto di marchi esteri e artigianali. Tuttavia, rispetto ai mercati statunitensi o del Nord Europa, la crescita in Italia rimane più lenta e legata a consumatori già sensibili ai temi della fermentazione.

Come si prepara la kombucha

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La crescita della popolarità della kombucha è stata favorita anche e soprattutto dai social. Su TikTok e Instagram si trovano numerosi contenuti che mostrano come prepararla in casa e spiegano le varie fasi della fermentazione. L’elemento fondamentale del processo è il cosiddetto scoby – acronimo di symbiotic culture of bacteria and yeast, una colonia di batteri e lieviti dalla consistenza gelatinosa che viene utilizzata come starter per avviare la fermentazione. Lo scoby può essere acquistato online, donato o venduto da chi produce già kombucha oppure realizzato autonomamente – anche se quest’ultima soluzione richiede tempo, esperienza e non garantisce sempre risultati soddisfacenti.

Oltre allo scoby, gli ingredienti indispensabili per la kombucha sono il e lo zucchero. Durante la produzione possono essere aggiunti aromi e ingredienti differenti per ottenere sapori specifici e creare numerose varianti della bevanda – cosa che contribuisce a renderla così apprezzata.  A sostenere ulteriormente il successo della kombucha sono state anche le diffuse credenze sui suoi possibili effetti positivi sull’organismo. Aziende e content creator la presentano spesso come una bevanda utile per il benessere intestinale grazie ai microrganismi sviluppati durante la fermentazione. Tuttavia, le conoscenze scientifiche disponibili sono ancora limitate e non permettono, allo stato attuale, di confermare con certezza benefici specifici per la salute derivanti dal consumo più o meno costante di kombucha.

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