I musei più strani d’Italia che forse non conoscevi Dalla collezione di teschi umani di Cesare Lombroso allo spazio espositivo interamente dedicato a deiezioni bovine

I musei più strani d’Italia che forse non conoscevi  Dalla collezione di teschi umani di Cesare Lombroso allo spazio espositivo interamente dedicato a deiezioni bovine

Oggi esistono musei dedicati praticamente a tutto: dall’arte classica agli oggetti quotidiani, passando per mestieri, cibi, passioni e persino cose che difficilmente avremmo immaginato di trovare dietro una teca. Non sono più soltanto “templi del sapere” o depositi polverosi di reperti, ma luoghi capaci di raccontare la società attraverso il suo patrimonio materiale e immateriale. Abbiamo raccolto alcuni dei musei più strani e originali d’Italia, luoghi che prendono soggetti apparentemente improbabili e li trasformano in occasioni per guardare la nostra storia e il nostro presente da prospettive decisamente meno convenzionali.

Il Museo del Pomodoro

I musei più strani d’Italia che forse non conoscevi  Dalla collezione di teschi umani di Cesare Lombroso allo spazio espositivo interamente dedicato a deiezioni bovine
I musei più strani d’Italia che forse non conoscevi  Dalla collezione di teschi umani di Cesare Lombroso allo spazio espositivo interamente dedicato a deiezioni bovine
I musei più strani d’Italia che forse non conoscevi  Dalla collezione di teschi umani di Cesare Lombroso allo spazio espositivo interamente dedicato a deiezioni bovine
I musei più strani d’Italia che forse non conoscevi  Dalla collezione di teschi umani di Cesare Lombroso allo spazio espositivo interamente dedicato a deiezioni bovine
I musei più strani d’Italia che forse non conoscevi  Dalla collezione di teschi umani di Cesare Lombroso allo spazio espositivo interamente dedicato a deiezioni bovine
I musei più strani d’Italia che forse non conoscevi  Dalla collezione di teschi umani di Cesare Lombroso allo spazio espositivo interamente dedicato a deiezioni bovine

Non distante da Parma c’è un museo dedicato a uno degli ingredienti più pervasivi della cucina italiana: il pomodoro. C’è chi lo definisce un ortaggio, chi un frutto, chi una bacca, fatto sta che il pomodoro, arrivato dalle Americhe nel Cinquecento, ci ha messo qualche secolo a conquistare davvero le tavole italiane. Poi, alla fine dell’Ottocento, nel territorio parmense arriva l’intuizione che permette di conservare la freschezza di questo alimento per tutto l’anno.

È l’inizio dell’industria della conserva e di una storia che coinvolge nomi come Mutti, Pagani, Rodolfi e Pezziol. Il museo si trova all’interno di una corte rurale medievale, diventata una fabbrica di conserve e caseificio. Tra vecchi macchinari, strumenti, fotografie e documenti, racconta come il pomodoro sia passato dall’essere una curiosità arrivata da oltreoceano a diventare una presenza praticamente irrinunciabile nel menù nostrano.

Il Museo di Antropologia Criminale

Fu l’antropologo Cesare Lombroso a dare origine a una delle collezioni più inquietanti d’Italia: un insieme di crani umani, inizialmente appartenuti a soldati e successivamente raccolti tra pazienti di manicomi e detenuti morti in carcere. Pioniere dell’antropologia criminale, Lombroso sosteneva la controversa teoria del criminale nato: secondo lui, alcune caratteristiche fisiche e anomalie anatomiche avrebbero potuto rivelare una predisposizione innata alla crimine.

Oggi quelle teorie sono state completamente superate, ma la collezione è rimasta. Nelle sale del museo si possono osservare crani e scheletri, maschere mortuarie, fotografie, strumenti utilizzati per gli studi antropometrici, riproduzioni di tatuaggi, oggetti appartenuti ai detenuti e veri «corpi del reato». Insomma, oggi la teoria di Lombroso fa sorridere. La sua collezione, decisamente meno.

Il Gelato Museum Carpigiani

Perché limitarsi al solito cono da passeggio quando si può trasformare la pausa gelato in un’uscita culturale? A due passi da Bologna, il Gelato Museum Carpigiani racconta la storia del gelato artigianale, dalle sue origini all’evoluzione delle tecnologie che ne hanno cambiato produzione e consumo. Il percorso si sviluppa tra macchinari originali, strumenti d’epoca, fotografie, documenti storici e postazioni multimediali, all’interno degli ex spazi industriali della Carpigiani.

E, trattandosi pur sempre di un museo sul gelato, la visita non può che finire con una degustazione. Tra le esperienze proposte c’è infatti Gelatology, una visita guidata accompagnata da una degustazione di diverse tipologie di gelato, dai sorbetti alle creme e al mantecato espresso.

Il Museo dell’Amore Perduto

Nel centro storico di Aggius, in Sardegna, esiste un luogo dedicato a qualcosa che, prima o poi, capita a tutti: l’amore che finisce. Il Museo dell’Amore Perduto raccoglie storie di sentimenti che cambiano, si trasformano e, qualche volta, semplicemente svaniscono. Storie diverse, ma sorprendentemente simili: dall’avventura estiva che diventa una relazione di sei anni alla storia finita per un tradimento, fino a quelle che si consumano lentamente, quasi senza accorgersene, per abitudine.

Attraverso le pagine Facebook e Instagram del museo, o scrivendo via mail, chiunque può raccontare la propria storia di un amore perduto e aggiungerla a questo archivio collettivo di relazioni, ricordi e finali. Qui la fine di una relazione diventa qualcosa da condividere e che può diventare, a quanto pare, patrimonio culturale.

Il Museo della merda

I musei più strani d’Italia che forse non conoscevi  Dalla collezione di teschi umani di Cesare Lombroso allo spazio espositivo interamente dedicato a deiezioni bovine
I musei più strani d’Italia che forse non conoscevi  Dalla collezione di teschi umani di Cesare Lombroso allo spazio espositivo interamente dedicato a deiezioni bovine
I musei più strani d’Italia che forse non conoscevi  Dalla collezione di teschi umani di Cesare Lombroso allo spazio espositivo interamente dedicato a deiezioni bovine
I musei più strani d’Italia che forse non conoscevi  Dalla collezione di teschi umani di Cesare Lombroso allo spazio espositivo interamente dedicato a deiezioni bovine
I musei più strani d’Italia che forse non conoscevi  Dalla collezione di teschi umani di Cesare Lombroso allo spazio espositivo interamente dedicato a deiezioni bovine

La prossima proposta ha un tono decisamente meno poetico, ma altrettanto singolare: un museo interamente dedicato all’arte contemporanea realizzata con sterco di vacca. E non solo. Qui si trovano anche piatti, bicchieri, tavoli e sedute in merdacotta, un materiale ottenuto lavorando il letame bovino come fosse terracotta.

L’idea nasce dalla famiglia Locatelli, proprietaria di un’azienda agricola nel territorio cremonese specializzata nell’allevamento di bovini per la produzione di latte destinato al Grana Padano. Circa 3.500 vacche producono ogni giorno, oltre al latte, una quantità decisamente meno glamour di materia prima: circa 1.500 quintali di sterco. Da qui l’idea di trasformare quello che normalmente consideriamo uno scarto in una risorsa: prima per produrre energia e concime, poi come materiale per un progetto artistico e culturale.

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