Cosa ci fa un campo di pomodori dentro un'area archeologica? In Italia l'agricoltura è sempre più presente in questi luoghi, spesso in ottica strategica

Cosa ci fa un campo di pomodori dentro un'area archeologica? In Italia l'agricoltura è sempre più presente in questi luoghi, spesso in ottica strategica

Agricoltura e allevamento sono due ambiti fondamentali per l'economia italiana e hanno un impatto notevole nella vita quotidiana delle persone, anche se spesso non ci si fa caso. Eppure, il percorso che porta il cibo fino ai consumatori rimane in gran parte sconosciuto o poco chiaro ai più.

In Italia, per esempio, non è raro che i terreni agricoli si trovino in aree dove sono presenti tracce di antichi insediamenti o addirittura siti storici aperti al pubblico. Anche per questo, in alcuni parchi archeologici italiani l’agricoltura viene da tempo utilizzata come strumento per tutelare e valorizzare il patrimonio ambientale locale.

Agricoltura e archeologia possono convivere?

@silviocampanadrone Il complesso archeologico di Baia è un'area archeologica situata a Baia, frazione di Bacoli, nell'area dei Campi Flegrei. Rimane oggi soltanto quella che allora era la parte collinare della città, trovandosi la rimanente sotto il livello del mare, sprofondata a causa di fenomeni bradisismici.#parco #archeology #baia #bacoli Pt. 8: Starry dream. - Slowed Down - A. Blomqvist

Un parco archeologico non va necessariamente pensato come un fitto insieme di monumenti da visitare: spesso, infatti,  comprende anche ampie superfici di terreno, aree verdi e porzioni di paesaggio che devono essere mantenute e gestite nel tempo. Questi spazi possono infatti essere interessati in futuro da campagne di scavo e, nel frattempo, devono essere preservati da fenomeni che potrebbero comprometterne l’integrità – come gli incendi boschivi, resi più frequenti e intensi dalle ondate di calore.

Negli ultimi anni, alcuni parchi archeologici hanno iniziato a cercare nuove modalità per valorizzare i propri siti, andando oltre i soli ricavi derivanti dai biglietti di ingresso e coinvolgendo maggiormente le realtà del territorio in cui sono inseriti. Come fa notare il magazine Linkiesta, «per quanto rilevanti, alcuni siti [archeologici] sono spesso leggermente fuori dalle rotte turistiche o non abbastanza capaci di attrarre flussi rilevanti di visitatori – seppur di grande interesse culturale. Si è fatta quindi strada, nel tempo, l’idea di unire altre attività capaci di legare la cultura archeologica al territorio».

I siti archeologici italiani dove si fa (anche) agricoltura

L’agricoltura si presta particolarmente a questo scopo, perché permette di continuare a coltivare terreni che altrimenti rischierebbero di essere abbandonati e, allo stesso tempo, di portare nei percorsi di visita prodotti, pratiche e conoscenze legati alla storia agricola e culturale del singolo territorio. Nel Parco archeologico dei Campi Flegrei, non lontano da Napoli, sono per esempio state previste delle aree dove coltivare una particolare varietà autoctona di pomodoro, utilizzati poi da diversi ristoratori locali.

All’interno del Parco archeologico dell’Appia Antica, a Roma, è invece attiva una rete di aziende, cooperative e produttori impegnati in attività agricole come la coltivazione degli ulivi e l’apicoltura. Anche il pascolo contribuisce alla manutenzione delle aree verdi: gli animali, infatti, tengono sotto controllo la crescita della vegetazione e riducono la presenza di materiale vegetale secco sul terreno, contribuendo così a prevenire gli incendi durante i mesi estivi.

Nel Parco archeologico di Selinunte, in Sicilia, è stato infine avviato un progetto dedicato alla semina di grani tradizionali locali, con l’obiettivo di recuperare produzioni agricole legate alla storia del territorio. La coltivazione dei cereali, infatti, rappresentava una componente molto importante dell’economia dell’antica città di Selinunte, parte di un sistema commerciale nel quale i prodotti agricoli avevano un ruolo fondamentale.