Feudi di San Gregorio costruisce il futuro partendo dalla memoria La cantina che trasforma l'Irpinia in eredità viva, tra vigne, architettura e arte

Feudi di San Gregorio costruisce il futuro partendo dalla memoria  La cantina che trasforma l'Irpinia in eredità viva, tra vigne, architettura e arte

A Sorbo Serpico, tra le colline dell'Irpinia, il vino è solo uno dei linguaggi con cui Feudi di San Gregorio costruisce un immaginario attorno al territorio. Attorno alle vigne convivono ricerca scientifica, formazione, architettura, arte contemporanea, ospitalità, e tutela della biodiversità, dando forma a un progetto che considera il territorio non come una risorsa da sfruttare, ma come una promessa da mantenere.

L'Irpinia è uno dei luoghi più singolari del panorama vitivinicolo europeo. Qui i terreni vulcanici e sabbiosi hanno preservato vigne sopravvissute alla fillossera, custodendo un patrimonio genetico che in gran parte del continente è andato perduto. Per Feudi questo non rappresenta soltanto un elemento di prestigio enologico, ma un archivio vivente: un passato che continua a produrre conoscenza, orientando le scelte del presente e le possibilità del futuro.

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Ogni decisione sembra rispondere a una domanda diversa da quella che guida gran parte delle imprese contemporanee: non cosa produrre oggi, ma quale territorio lasciare a chi lo abiterà domani. Per farlo, Feudi sceglie di partire dalla sua forma più profonda di patrimonio: la memoria agricola.

Quella fatta di gesti tramandati, di vitigni sopravvissuti, di terreni che conservano caratteristiche scomparse altrove. Per non trasformarsi in nostalgia, deve continuare a essere trasmessa: anche per questo la formazione diventa parte integrante del progetto, perché custodire un sapere significa creare le condizioni affinché qualcuno possa ancora ereditarlo.

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È la stessa filosofia che guida il lavoro agronomico di Pierpaolo Sirch. In un'epoca in cui anche il vino rischia di uniformarsi, ogni vigneto viene trattato come un organismo irripetibile. Ognuna delle oltre 800 particelle coltivate da Feudi viene osservata nella propria identità, perché la biodiversità, prima ancora che un principio agronomico, è un gesto culturale. Significa difendere la complessità di un territorio e riconoscere che il suo valore risiede nelle differenze che lo compongono.

Dal 2009, Antonio Capaldo guida Feudi di San Gregorio con una convinzione precisa: che il valore di una cantina non si misuri soltanto nella qualità delle sue bottiglie, ma nella capacità di generare retaggio culturale attorno al luogo in cui nasce. È una visione che prende forma in ogni scelta. L'architettura essenziale progettata da Hikaru Mori dialoga con il paesaggio invece di sovrastarlo.

L'identità visiva firmata da Massimo Vignelli sottrae l'Irpinia all'immaginario folkloristico con cui il Sud è stato raccontato per decenni, restituendole un'estetica contemporanea. Borgo San Gregorio compie lo stesso gesto nello spazio e nel tempo: trasforma una destinazione in una permanenza, ribadendo che costruire il futuro di un territorio significa dilatare il tempo che le persone decidono di trascorrervi.